Il grande riassunto

Stavo nuotando in piscina e pensavo.

Ho due genitori (e fin qui…). A loro volta, mamma e papà hanno due genitori a testa; e infatti ho avuto 4 nonni. Possiamo continuare: 8 bisnonni, 16 trisavoli, e così via secondo la legge della potenza di due.

Supponiamo ora che questi gradi di parentela siano separati da un arco temporale lungo 25 anni. Una volta i primi figli si facevano molto presto rispetto ad oggi, ma possiamo anche supporre di non essere i discendenti di soli primogeniti, quindi diamo per buona una distanza venticinquennale fra generazioni adiacenti.

Accendiamo la nostra macchina del tempo.

Ho

2^4 = 16

parenti risalenti a 100 anni fa,

2^{8} = 256

progenitori di due secoli fa,

2^{12} = 4096

antenati vissuti 300 anni addietro. Nel 1500 questo numero sale ad un milione.
Possiamo continuare: dal termine del primo millennio fino ad oggi si contano 1.099.511.627.776 combinazioni a generarmi.
E dall’anno zero?

2^{80} = 1,2 \cdot 10^{24}

E rotti. Ovviamente non sono mai esistite così tante persone sulla faccia della Terra: bisognerà considerare che tutti i miei progenitori avranno avuto anche loro antenati in comune, alla vicina o alla lontana. Ne consegue che praticamente tutti i rami dell’albero genealogico ad un certo punto si dipanano per poi riunirsi qualche centinaio d’anni dopo e che sono perciò relativamente “pochi” i nodi dell’albero ma paurosamente tanti i rami che li collegano, cioè le modalità con le quali è possibile riunire i nodi stessi (gli esseri realmente vissuti). Se si sgrossa quel numeraccio poco sopra rimuovendo tutte le combinazioni miste (un numero incalcolabile di progenitori che una miriade di volte vengono contati più volte) il risultato crolla paurosamente ed è molto meno assurdo. Certamente ci saranno delle imperfezioni e delle approssimazioni devastanti a intorbidire il mio ragionamento (qualcuno me le segnali!), ma è indubbio che il numero di intrecci sia astronomico.

I nostri geni sono il frutto di un mescolamento sterminato. Ognuno dei 6 miliardi di individui sulla faccia della Terra è l’attuale summa di una sterminata massa umana, vissuta nelle più svariate epoche e nelle più remote regioni del mondo. Possiamo, senza esagerare, affermare che ognuno di noi è un possibile – e soprattutto attendibile – riassunto dell’intera umanità.

Per prima cosa ho pensato: wow!

E poi, dopo un paio di vasche (il “wow” è durato minimo un minuto): sarebbe davvero bello conoscere l’esistenza di ciascuna di queste persone. Tra le nostre radici ci sono sicuramente grandi uomini, umili contadini, dame di corte, guerrieri, assassini, prostitute, intellettuali, marinai, inventori, banchieri, strozzini, usurai, artisti, schiavi, re. Quante storie interessanti abbiamo perso per sempre.

E infine ho pensato: qualcuno ha mai detto questa cosa ai leghisti?

Delirio notturno

Sono le due e ventuno e non riesco a dormire.

Sono stanco morto, ho le palpebre pesanti e mi sento fiacco, eppure il sonno non arriva.

Eh sì, mi sa che sono da buttare. Ehi, forse se sono ancora in garanzia mi aggiustano e mi fanno tornare come nuovo! Boh, chissà: sta di fatto che un paio d’ore fa mi sono messo a letto sentendo praticamente freddo ovunque tranne che alle orecchie (bollenti, che fastidio!). Ero stato in maglietta corta poco prima di coricarmi e pensavo fosse per quello che non riuscivo a scaldarmi. Mi sono quindi stretto più forte sotto le coperte fino a sentire un piacevole tepore farmi visita. Qualche minuto dopo però il calore è aumentato fin troppo e mi sono ritrovato a scoprirmi. Poi ancora freddo, e – novità delle novità – mal di testa. Ho pensato: ho la febbre! Ho preso il termometro: 35,7°. Ok, niente febbre; però mamma mia che freddo. Decido di farmi una doccia calda e mi sento meglio. Torno a letto: ancora caldissimo, poi freddo. Rimisuro la temperatura: 35,5° (!!).

Sono le due e trentuno e non riesco a dormire.

E mentre il mio corpo cerca di farmi provare temperature a caso provo a distrarmi scrivendo ’ste scemate.

Il dramma del cambio di binario

Stazione di Faenza, 26 ottobre, ore 15,13.

*Si annuncia che il treno 2129 delle 15:15, proveniente da Piacenza e diretto a Ancona, arriverà al binario 6 invece che al binario 5*

(Cinque minuti dopo…)

*Il treno regionale 2129 delle 15:15, proveniente da Piacenza e diretto a Ancona, è in arrivo al binario 5*

(Un tizio malcilento al binario 6 improvvisamente sbotta e prende a urlare)

“Ma porca puttana! Vacca maiala di quella troia schifosa maledetta! Prima i cinque, poi il sei, poi il cinque, ma porca troia maledetta decidetevi! E fate le cose per bene, sono stanco di essere preso per il culo! Puttana di quella puttana*, sempre essere preso in giro da degli stronzi schifosi, e il cinque e il sei, poi il cinque e poi si cambia ancora, puttana di quella…

(Il tizio, per cambiare binario, ha ormai sceso le scale del sottopassaggio e per qualche secondo non si sente più. Poi riemerge.)

… culo di merda, ma stronzi schifosi, si potrà mai lavorare così? Capostazione di merda! Impara a fare le cose per bene invece di sparare stronzate con il tuo megafono. Che schifo, porca di quella lurida. *pausa* Puttana!

*Treno in transito al binario 3. Allontanarsi dalla linea gialla.*

TE E LA TUA LINEA DI MERDA! Sono stufo di essere preso per il culo, vacca di quella puttana di una stazione di merda, sempre a prendermi per il culo! Ma andate a fare in culo!”

(Pensate voi se mai gli avessero soppresso il treno: sarebbe stato necessario un esorcista!)

*Presumibilmente nel primo caso “puttana” è un aggettivo, nel secondo un sostativo. Che poesia, eh?

Energumeno 2.0

Qualche giorno fa percorrevo un itinerario ricorrente, una strada extraurbana con lunghi rettilinei interrotta solo saltuariamente da qualche rotonda. A quell’ora fortunatamente non vi era molto traffico e la carreggiata era libera nel raggio di 200 metri, cosa che rendeva piacevolissimo il guidare. Ad un tratto, grazie allo specchietto retrovisore, mi accorgo di un SUV (guarda caso!) in rapido avvicinamento verso di me: appena si accorge della mia velocità, nettamente inferiore della sua, è costretto a frenare e posiziona il suo muso a un metro dal mio paraurti posteriore, deciso a mantenersi appiccicato ad esso. Sempre dallo specchietto, mi accorgo che – con stizza – il SUVvaro si mettere a battere le mani, come potrebbe fare un altezzoso signorotto ottocentesco per chiamare il servo, a dire: “Su, accelera!” (per la cronaca ero giusto un paio di km/h sopra il limite, quindi non è che stessi andando a razzo, ma manco a lumaca). Indifferente, senza batter ciglio se non per scuotere la testa, sorrido e continuo la mia percorrenza come se nulla fosse. Il nostro visibilmente stizzito signorotto, dopo aver elargito altri due o tre battiti di mani, si mette quindi a suonare il clacson, prima a intermittenza, poi con insistenza; desideroso di levarmi dalle scatole tale prepotente di turno mi metto perciò un po’ a destra, rallentando leggermente così da agevolargli il sorpasso e liberarmi di lui. La strada è nel frattempo ancora completamente deserta, larga e dotata di striscia tratteggiata (qual migliore scenografia per un inquinante sorpasso?), e tuttavia lui si ostina a stare a un metro dal mio posteriore, a percuotere le mani sul volante e a suonare sempre più innervosito. A quel punto la mia curiosità è troppa e decido di metterlo alla prova: tolgo il piede dall’acceleratore e mi metto a frenare “a motore”, decrementando la velocità di 20 km/h. Solo allora, arrabbiato e amareggiato, il SUVvaro mi supera roboante, strombazzando come un matto e guardandomi torvo e scuro in volto.

Un prepotente qualunque si sarebbe accontentato di superarmi, ma questo no: lui, pur potendomi superare in scioltezza, pretendeva che anche io andassi alla sua velocità (forse per sfruttare la scia, visto che la sua macchina consuma come un’acciaieria) e senza mollare la presa mi esortava – con fare pedagogico? – alla velocità. Allora ho pensato: “Fantastico, questa è l’evoluzione dell’energumeno”.

È la versione 2.0.

Per la cronaca (1): ho re-incontrato il nostro eroe 3-4 kilometri dopo, in fila come tutti gli altri dietro a un ingombrante trattore.

Per la cronaca (2): con una dose di cattiveria della quale io stesso mi sono stupito, ho pensato che forse un giorno quel grazioso battere di mani gli servirà per chiamare la badante che si prenderà cura di lui dopo quello spiacevole incidente automobilistico. (Brrr! Sono stronzetto eh?)

Superpoteri

Se mi chiedessero quali superpoteri vorrei avere risponderei sicuramente elencando quelli più banali e scontati (teletrasporto? Viaggiare nel tempo?), ma includerei anche un potere “minore” e molto meno spettacolare: un sesto senso che mi permetta di percepire, con qualche minuto d’anticipo, il fatto che stia per accadere qualcosa di importante e significativo per la mia vita, ad esempio l’incontrare una persona che entrerà a far parte delle mie giornate, il fare una scelta importante e carica di conseguenze, il sentirsi dire qualcosa che improvvisamente farà vedere il mondo sotto una diversa luce. Insomma, le tipiche scene alla Eveline. Magari non così incisive, importanti e definitive: mi accontenterei anche di cose più semplici e banali (in effetti non è la magnitudine dell’evento in sé a spaventarmi: piuttosto è il non godermelo abbastanza, l’essere preso alla sprovvista. C’è sicuramente chi dirà che questo è “il bello” ma, ahimè, non sono d’accordo). Tale sesto senso potrebbe avvertirmi nei modi più disparati: facendomi percepire un campanello invisibile, provocandomi prurito al naso, o magari (questo è molto cinematografico) facendomi vedere in bianco e nero la scena, come in un film o in una foto modificati ad arte. Eh sì, mi piacerebbe tanto: mi preparerei a godere della situazione, a memorizzare e interiorizzare ogni voce dialogo rumore odore sensazione profumo rumore scena immagine percezione o emozione. Drizzerei le antenne. Oppure potrei giocare a indovinare cosa sta succedendo di così importante: se sarà lo stringere la mano a un nuovo amico, qualcosa che dirò o sentirò, una scelta, un’esclamazione, una canzone, una delusione, un libro, un sorriso, uno spartito, una firma, una foto, uno schiaffo, un sussurro, una carezza o un bacio.

Il commento di un sapientone

Ecco il commento che ieri sera ho sentito fare a un tipo:

“Bellissimo concerto, maestro, mi è piaciuto molto. Sa però cosa sarebbe bello fare? Il Bolero di Ravel. Ci vuole un’orchestra grande? No, non è vero. Eh, vabbé, allora si potrebbe fare qualche Ouverture di Rossini, o la Primavera di Vivaldi. Sa, mi permetto di darle un consiglio, secondo me questi autori stranieri come Beethoven, Bach, Kopìn*, non piacciono. Pinipì, gnegnegné, due paaalleee… La gente non li capisce. No, no, qui bisogna fare autori italiani, un’ouverture di Rossini, Vivaldi, altro che Kopìn, che è una palla. Autori i-ta-lia-ni. Comunque complimenti, maestro!”

* Chopin.

Evoluzioni informatiche

Ieri ero in sala prove, intento a dare una mano al Sacro Compito di far prendere una sana boccata d’aria all’archivio delle parti musicali: l’idea era quella di ordinare le cartelle alfabeticamente e per titolo, nonché di riportare i dati di ciascun brano in una sobria ma funzionale tabella Excel (1). Sono quindi andato nell’ufficio, dove era presente un computer antidiluviano con schermo 13” incurvatissimo che mi ha guardato stanco e con un’incerta immagine sfarfallante non appena ho premuto il pulsante d’accensione. Subito mi saluta una ventola un po’ indispettita (“Aaaaagggghhnnnnnnnnnnnn…..”, come lo sbadiglio di un orso che si risveglia dal ritardo) e, dopo qualche secondo di dormiveglia, ecco comparire lo splash-screen di Windows 95 (quello con tutte le nuvole, tanto per intenderci). Per la cronaca sono passati quasi 14 anni da quando è stato rilasciato tale sistema operativo e infatti, terminato il caricamento, la vecchia ferraglia mi chiede con grande stupore di confermargli la data 20/12/2009 (“Sono ancora vivo!?”). Dopo questo primo momento di stupore e disorientamento, il PC mi mostra il desktop: c’è il tasto start in basso a sinistra, l’orario in basso a destra, poi fanno bella mostra Gestione Risorse, il Cestino, Internet Explorer, le solite finestre con i tre tastini in alto a destra (riduci a icona, ridimensiona, chiudi) e il menu appena sotto. Giusto per curiosità do una rapida occhiata anche nel Pannello di controllo e noto che anche lì tutto è simile ai più attuali XP e Vista; infine entro in Sistema e metto a nudo il povero PC che, con un po’ di imbarazzo, mi confessa di essere un Pentium con 24 Mb di RAM.

Insomma, dal punto di vista dell’interfaccia e dell’aspetto in tutti questi anni non è cambiato un granché… Anzi! Non nego che tutto ciò che sta “sotto il cofano”, sia l’hardware che il sistema Windows, si è molto evoluto; diciamo piuttosto che a questi mutamenti sotterranei non sono corrisposti altrettanti cambiamenti nell’aspetto esteriore. Se escludiamo l’uso di internet, in cinque minuti scarsi d’accensione l’unica cosa che mi è parsa davvero diversa rispetto a XP è stata la procedura di shutdown: il PC non si spegne da solo, ma bisogna premere il bottone quando lo “comanda” la solita schermata con le nuvole. Sogni d’oro vecchia ferraglia!

  1. Se scrivo Excel con la lettera minuscola Word mi segna errore! Che tignoso e campanilista che è, questo software!

La fisica e il cesso

Mettiamo che io stia aprendo la bottiglia del colluttorio mentre tengo quest’ultima leggermente inclinata verso sinistra e che io mi trovi in bagno, davanti al lavandino, e che alla mia sinistra vi sia il bidet, a poco meno di un metro, e il water a poco più di un metro e mezzo.
Ipotizziamo, dicevo, che io stia aprendo tale bottiglietta ricolma del rinfrescante liquido verde e che, per svitare il tappo, io imprima una coppia allo stesso, cosicché esso ruoti e si sfili come farebbe una vite ad uscire dal bullone.
Supponiamo che durante questa procedura io applichi un secondo e vigoroso colpettino al tappo e che esso, per effetto dell’ulteriore forza impressa, aumenti sensibilmente la sua velocità angolare fino a sfilarsi completamente e sfuggirmi dalle mani.
Mettiamo poi che la traiettoria del tappo, ormai lanciato in aria, sia parabolica, con delle componenti tali da far ricadere il tappo sul bordo sinistro del bidet e facciamo l’ipotesi che, per via di un urto che approssimeremo come elastico, al contatto con tale bidet la componente verticale si inverta e faccia sì che il tappo si indirizzi nuovamente verso sinistra con un’ulteriore traiettoria (che per semplicità considereremo anch’essa parabolica).
Mettiamo infine che la nuova traiettoria del tappino sia tale da farlo perfettamente cadere, senza toccare alcun bordo né subire alcun urto, nell’acqua del water, con un sonoro “pluff!”.

La domanda è: sono molto bravo, o sono immensamente sfigato!?

˙oʇɐƃıɟs ǝʇuǝɯɐsuǝɯɯı ouos :ɐʇsodsıɹ

Frammenti

“Ho uno scoop di media entità! Ma non ti dirò qual è così sei incentivata a farti sentire su msn! Sono un MAGO del Marketing!”

“Noooo, oggi sono fuori per i saldi e non riesco a collegarmi…”

“Ti dico solo questo: quattro lettere! (Diamine, ma perché non mi hanno scritturato fra gli sceneggiatori di Lost?!)”

Speranza nella bontà umana

27 SETTEMBRE 2008

Riassuntino

Dopo qualche settimana di assenza causa impegni, un breve riepilogo di quel che è successo e di ciò che non ho avuto modo di scrivere.

AFFARI PRIVATI e MUSICALI

Sono stati giorni piuttosto intensi, visto che iniziano a spuntare i primi concerti della stagione: i primi giorni di maggio abbiamo suonato in occasione dello Sposalizio del Mare, che ha visto protagonisti i simpatici irlandesi facenti parte della delegazione che il comune ha deciso di ospitare quest’anno. Assieme al gruppetto degli irlandesi c’era questa coppia, una ballerina e un violinista, troppo forte: durante il concerto hanno dato dimostrazione della loro bravura (sono campioni nazionali della loro disciplina), lui suonando gighe velocissime e lei ballandovi sopra con un paio di scarpe pesantissime che facevano tremare il palco ad ogni balzello. Era leggera come l’aria, anche se poi erano evidenti i segni che aveva lasciato sul palco legnoso. Nota di colore: la sala dove abbiamo suonato era stata trasformata in una specie di pub volutamente ispirato allo stile irlandese (Guinness dappertutto). Nella sala affianco, invece, era esposta la coppa del mondo.

Qualche giorno fa mi chiama una signora: voleva ingaggiarci per un concerto e, grazie a conoscenze comuni, aveva avuto il mio numero di telefono. Dopo una telefonata passata a spiegarle che no, non potevo fare 60 Km in macchina aggratis per andare a vedere la sala grande 100 mq. visto che in una tale estensione ci stiamo benissimo una decina di volte, e che da lì a qualche minuto avrei avuto lezione

(“Mi dispiace essere scortese e di fretta, ma se sono lì per le due, alle due e un quarto massimo devo partire, proprio oggi ho lezione”.
“Non c’è problema, può venire anche alle due e venti!”.
“La mia lezione è alle due e mezza, semmai cercherò di essere lì prima!”.
“Due e venticinque?”),

io e il mio fido collega ci presentiamo sotto il suo condominio e, non trovando il relativo tasto per citofonare, la chiamiamo al cellulare.

“Siamo arrivati, il numeri civico è giusto, ma non troviamo il nome sul citofono”.
“Ah cerchi, meglio, dev’essere in alto a destra”.
“Uhm… dunque, vediamo…”.
“Guardi bene, forse c’è solo uno dei due cognomi”. (Nel frattempo, per qualche misteriosissimo motivo, non poteva proprio aprirci).
“Ah ecco, trovato!”. (Schiaccio e al telefono si sente il rumore del campanello che suona all’interno dell’appartamento).
“Bene, ora le apro!”.

Geniale.

Nel frattempo gli esami universitari proseguono a vele medio-gonfie; fortunatamente con quelli del mio corso studio benissimo e quindi il tempo passa tre volte meglio che a fare tutto da soli. Un’altra gaia notizia è quella che probabilmente non dovrò sostenere un esame che ero convinto di dover fare: fossero tutti così! Mi laureerei in un attimo.

Infine, ieri ho partecipato ad una comunione. Assieme ad Angioletta (che ha cantato benissimo, anche se non ho creduto ad una singola parola che ha pronunciato cantando!) ho assistito all’intera funzione (non ridete) nonché alle prodezze del sacerdote, giustamente definito “un incrocio fra Emilio Fede e Don Camillo”, che è stato in grado di taroccare le cosiddette intenzioni dei bambini, nonché le loro letterine, per far vedere quant’è bravo. Ecco alcune frasi notevoli:

  • “Qualche raccomandazione prima di iniziare. Quando c’è la messa bisogna staccare tutto, e non mi riferisco solo ai cellulari. Non parlate, non commentate, non scambiatevi idee, non confrontatevi, non abbiate opinioni”. (Vietato pensare!).
  • “Per l’eucarestia, mi raccomando, passate dal corridoio centrale e scendete per i lati. Mi raccomando, eh? Per il corridoio centrale, non per i lati”. (E le uscite di sicurezza sono là… e là…).
  • “I bambini hanno scritto delle letterine. Ve ne leggo qualcuna […]. Questa dice: <<Mi raccomando Signore proteggi il Don, che fa messe lunghe…>> (Risate) <<… ma bellissime>>. Visto? Dicono che le mie messe sono bellissime! Sentite questa invece: << […] perché il Don, caro Gesù, è il tuo portavoce!>>”.
  • Leggendo un passo del Vangelo: “E Maria disse: <<Tuo padre ed io eravamo molto preoccupati per te!>>. Vedete? La Madonna dice prima “Tuo padre” e poi “ed io“. Questo significa, care mamme, che nella famiglia la figura più importante non è tanto il figlio, quanto il marito!”. (Cooooosa!?).

Ah, dimenticavo: la stagione concertistica in abbonamento, per il teatro Alighieri di Ravenna, è finita. Mi mancherà, è stata una gran bella rassegna.

AFFARI POLITICI

Si è insediato il nuovo governo e lo zucchero scorre a fiumi: sono tutti felici, tutti d’accordo, tutti tranquilli. I nuovi presidenti di Camera e Senato pronunciano discorsi dai toni garantisti e bipartisan, il PD fa sorgere il governo ombra senza inserire neanche una personalità dell’Italia dei Valori né dei Radicali, che francamente non mi sembra una gran mossa visto che con gli alleati bisognerebbe sempre mantenere buoni rapporti… Il PD… Eh, il PD! Dopo la bruciante sconfitta di Roma al loft hanno deciso di iniziare ad accoltellarsi un po’: ma sì, facciamoci del male! Rutelli, che secondo me dovrebbe passare un po’ in secondo piano (voglio dire, ovunque lo candidi perde, sarà mai possibile?), vuole tornare alla ribalta cavalcando i nascenti e intestini dissensi di parte del partito contro il leader. D’Alema fa il D’Alema, quindi tutto normale. Follini vuole allearsi coi centristi piuttosto che con Di Pietro! Ma siamo matti!? Riesco a malapena ad accettare la Binetti come “ala destra” interna al PD, figuriamoci se i miei nervi riescono a sopportare un accordo con l’UDCCC (Casini-Cesa-Cuffaro). Se il PD non ha imparato la lezione e vuole andare ulteriormente al centro io non li voto più: a parte che sarebbe un suicidio – voglio dire, io non sono un politico, né uno che se ne intende – però presumo che i centristi ultracattolici, nonostante un’ulteriore allontanamento del PD dalla socialdemocrazia e dalla sinistra, continuerebbero a scegliere gli “originali”.

C’è stata poi tutta la questione sulle dichiarazioni dei redditi con il conseguente trambusto comprensibile ma in fin dei conti ingiustificato: è inutile che tutti proferiscano buone parole sulla lotta all’evasione se poi ai primi provvedimenti in quella direzione si scatena la lobby dei poteri forti. Certo, si poteva progettare una ricerca più mirata e “filtrata” sul sito dell’Agenzia delle Entrate, si poteva impedire il copia-incolla selvaggio e rendere i dati visionabili sul sito ma impossibili da selezionare per il CTRL+C, ma in fin dei conti quelle informazioni sono già a tutti gli effetti pubbliche da decenni, basta richiederle. Quindi, a chi fa paura questo provvedimento?
E poi, alcune obiezioni lette su vari blog sono davvero simpatiche (ma in senso antipatico): “Adesso gli italiani, che sono degli impiccioni per natura, andranno a vedere i redditi del vicino di casa, e in questo modo si alimenterà una spirale di invidia per chi ha di più”. Abbiamo a che fare coi bambini, no? Invidioso e impiccione sarai tu!
E poi: “Immaginate una ragazza che cerca marito, ora potrà andare a vederne il reddito e alla luce di quello valutare se vale la pena iniziare o continuare una relazione”. Beh, anzitutto una ragazza che ragiona in quel modo è meglio tenersela lontano anni luce, e poi, voglio dire, gli oggetti status-symbol (SUV superinquinanti, cellulari da migliaia di euro, abiti griffati) servono proprio a ostentare le proprie possibilità economiche. Non credo che i precari guidino Porche e suppongo non ci sia bisogno di andare a visionare quanto dichiarato nel 2005 per capire se uno è gonfio di soldi. Infine, quel tipo di ragazze (di cui sopra), ha fiuto a sufficienza per capirlo, altro che Guardia di Finanza!
Poche scuse e pagate le tasse, altro che invidia: se le pagassero tutti ne pagherei di meno anche io, usufruirei di un sistema sanitario e scolastico migliore, di strade in migliori condizioni e di mille altre cose.

Infine scoppia la bomba-Travaglio: io, non so voi, temo di sapere come andrà a finire. Hanno una gran voglia di chiudere Santoro, di mettere in scena la replica di qualche anno fa, quella dell’ “uso criminoso della TV pubblica pagata coi soldi di tutti“. Guardate questi video:

http://it.youtube.com/watch?v=YIv_8e2FiwQ (parte prima)

http://it.youtube.com/watch?v=9fIAUaUyEgc (parte seconda)

http://it.youtube.com/watch?v=6VrdfV0Q34o (parte terza)

ESTRATTO DALLA PARTE PRIMA (minuto 5)

T. “… alcuni non sapevano nemmeno come si pronuncia l’Afghanistan“.
F. “Come si fa a sbagliare la pronuncia di Afghanistan? “.
T. “C’è uno che la chiamato Abfàgistan e Afàgnistan…”.
F. “Sei impietoso… Io trovo che questo invece intanto aiuti sempre perché ti fa sentire, come elettore, migliore di chi ti rappresenta e questo secondo me è invece un trucco che adottano, molto saggio, e poi – vabbé – tu non tieni conto dell’umanità, dell’emozione, del momento… Se uno ti coglie di sorpresa per strada e ti dice <<Come si pronuncia Afghanistan?>>”.
T. “Afghanistan”.
F. “E vabbé perché tu sei… tu sei… cattivo!”. (Ho capito bene!?)

Osservate quanto è zerbino Fazio! Che fretta ha di smarcarsi, di dissociarsi, di smussare, di correggere. Insomma, abbiamo capito che nella TV italiana si può dire che Mangano (boss mafioso) è un eroe, mentre non si possono raccontare dei fatti specifici, quando ad essere coinvolto è un politico colluso con la mafia. Ed è la seconda carica dello Stato. Wow.
A breve, col rinnovo del CDA della Rai, vedremo quel che succederà. Nel frattempo il PD non deve sentirsi obbligato proprio tuttetuttetutte le volte a soccorrere la maggioranza in nome del bon ton repubblicano.

P.S. Quando si citano dei fatti, purché essi siano provati e documentati, ben venga il diritto di replica, ma non esistono per forza DUE versioni di ogni evento. Non buttiamo nel cesso secoli di epistemologia!

La pozza di puzza

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di suonare nel teatrino di un ristorante di campagna molto quotato dalle mie parti. Ci siamo recati là per le prove sulle ore 17, abbiamo acceso le luci e il riscaldamento, montato gli strumenti e disposto le sedie, ma non potevamo immaginare cosa sarebbe accaduto di lì a poco.

Anzitutto il riscaldamento non aveva mezze misure: quando siamo arrivati si congelava così abbiamo manovrato il termostato col risultato che, nel giro di dieci minuti, sembrava di stare nella sauna (ma non a tutte le “altitudini”: dai 60 cm in su faceva caldo, ma a quote basse i piedi e le caviglie letteralmente congelavano). Se rispegnevi la temperatura tornava sui 5-6 gradi, quindi l’unico modo per avere una temperatura confortevole era quello di accendere e spegnere continuamente il riscaldamento.

Ad un certo punto Fabrizio vuole andare ad avvisare il personale del ristorante sul fatto che ci saremmo recati a mangiare solo dopo il concerto e, per farlo, passa dalla porta principale: nel momento in cui sta per uscire, tuttavia, caccia un urlo di inorridimento misto a sofferenza. Gianpaolo fa lo stesso, passando di lì. “Porca miseria senti che roba!!” dicono, e poi, rivolti a me: “Prova a correre verso la porta e a spingere il maniglione antipanico come se dovessi scappare da un incendio. Mi raccomando corri veloce e poi esci! Non ti fermare!”. Chiaramente non prendo alla lettera queste indicazioni, vado per uscire e una puzza tremenda investe le mie radici: non so descrivervi quell’odore, ma sono certo che quella puzza era di una intensità da me mai sentita prima. Appena fuori dalla porta si era formato un lago di una sostanza putrida e schifosa, tra il giallognolo e il bianco, leggeramente densa e punteggiata da macchie d’olio galleggianti (o, almeno, mi auguro fosse “innocuo” olio e non altro!). All’inizio era semplicemente una pozzanghera, poi, col tempo, attingendo probabilmente dalla fogna nera sottostante, stava diventando un gigantesco lago puzzolente, sempre più esteso e sempre più profondo. Qualche minuto dopo siamo stati costretti a barricarci dentro il teatrino, visto che l’esterno era letteralmente circondato di puzza; non sto scherzando: il nefasto odore, intensissimo e implacabile, si era esteso con una velocità impressionante e aveva cinto la struttura su tutti i lati. Chi usciva era perduto, così abbiamo chiuso tutte le finestre; mi sentivo come in quei film dove disperatamente ci si barrica per difendersi da una presenza aliena che impera tutt’intorno. Ad un certo punto il riscaldamento ha iniziato a portare dentro la puzza, spalmandola bene dal soffitto (dove faceva caldissimo) al pavimento (dove vi era la puzza più tremenda, la puzza fredda, bleah!). La sofferenza è stata lunga e indicibile prima che i nostri nasi potessero anche solo leggermente abituarsi a quell’aroma pestilenziale.

Ad un certo punto sentiamo le pompe mettersi in moto: qualche pazzo (al quale saremo grati per sempre) stava cercando di assorbire la pozza di puzza, ma il tenacissimo odore non se ne andava. Nel frattempo si stava facendo sera e, alla spicciolata, iniziavano ad arrivare gli spettatori. Ad un certo punto vediamo entrare un povero vecchietto bagnato fradicio fino al torace: indovinate un po’ cosa aveva fatto o, meglio, dove era scivolato? Non so come faccia ad essere ancora vivo: vi dico solo che, con le mani leggermente umide di quella sostanza aliena, aveva toccato la maniglia impregnandola irreversibilmente della nauseabonda puzza, dopodiché nessuno ha avuto il coraggio di aprire quella porta se non il povero Gianpaolo, che è dovuto correre in bagno non appena l’ha fatto.

A quel punto mi è venuto in mente un altro episodio, risalente a circa un annetto fa: eravamo in un altro ristorante e si era eccessivamente attivato l’impianto di areazione, col risultato che i bocchettoni ci restituivano aria contaminata dall’odore di chissà quale tubatura.

Qualcuno ci salvi dalla Maledizione della Puzza!