L’uomo solitario

Ieri sera, più o meno verso mezzanotte, tornavo dalla sala prove in macchina e attraversavo le vie della città completamente immerse nel buio. Mi piace guidare in notturna: poco traffico, molto silenzio, niente sole ad accecarti o a scaldare la macchina. Fosse sempre così!

Mentre guidavo, noto ai bordi della strada un vecchietto, tutto intabarrato per difendersi dal freschino notturno (molto relativo, in realtà c’erano 15 °C). Era un po’ gobbo e appoggiato (anzi, era proprio aggrappato) al bastone e avanzava lentamente, passo dopo passo. Chissà cosa ci faceva, a quell’ora, a spasso per quella via buia con pochi lampioni, un po’ defilata rispetto al centro ma non così tanto da dirsi in campagna. Chissà se non riusciva a prendere sonno, o se semplicemente si sentiva un po’ solo e aveva voglia di farsi una passeggiata, di fare un salto fuori a vedere le stelle e a camminare per quelle che forse sono state anche le vie della sua giovinezza. Per un attimo ho avuto la tentazione di fermarmi e di chiedergli se voleva un passaggio, magari era stanco e uno strappo fino a casa l’avrebbe gradito, ma poi ho pensato che se era lì in quel momento, così insolito per una passeggiata, lo era anche per un preciso motivo e non ho voluto disturbare i suoi pensieri.

L’unica cosa che ho desiderato davvero è che a casa ci fosse qualcuno ad aspettarlo, per fargli compagnia al suo ritorno.

L’addio a un grande giornalista

“La vita è come affacciarsi alla finestra, molto breve.”

,ɐʇıʌɐɹƃ ıp ǝuoısɹǝʌuI

¡¡ɐɹdosoʇʇos ,od un oʇuǝs ıɯ ‘ǝɹıp ǝɯoɔ ‘ıƃƃO

 

P.S.: Sarà perché oggi, finalmente, torna una persona speciale…

Ritorno

Dopo un mesetto circa che non aggiorno questo mio piccolo spazio virtuale (causa esami universitari e pioggia di cose da fare) eccomi di nuovo qui!

Qualche novità: ho cambiato il tema del blog, preferendone uno un po’ più luminoso e con un font più leggibile e cicciottello; ho aggiornato la sezione “appunti universitari”, in cui è possibile scaricare i riassunti che ho scritto durante la mia assenza da queste pagine; infine, ho aggiornato l’album fotografico con le ultime foto scattate (per trovare il link guarda nella barra laterale).

Ora, di buona lena, mentre attendo che si faccia ora di andare a prendere il mio amore, continuo le mie personalissime pulizie di primavera su Symphony 41!

A prestissimo!

8 marzo 2007: festa della donna

 

Auguri a tutte le donne!

____________________________________

(da: Wikipedia)

“La Festa della donna è una giornata di lotta, specialmente nell’ambito delle associazioni femministe: il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli.

Tuttavia nel corso degli anni il vero significato di questa ricorrenza

è andato un po’ sfumando,

lasciando il posto ad una ricorrenza caratterizzata anche – se non soprattutto –

da connotati di carattere commerciale e politico.

L’origine della festività è controversa. Una possibilità è che la sua istituzione risalga al 1910 nel corso della II Conferenza dell’Internazionale socialista di Copenaghen. Sarebbe di Clara Zetkin la proposta di dedicare questo giorno alle donne.

Alcune femministe italiane (Irene Giacobbe, Tilde Capomazza, Marisa Ombra) sostengono tuttavia che non c’è nessuna prova documentata a supportare questa ipotesi. Il movimento operaio e socialista di inizio secolo ha celebrato in date molto diverse giornate dedicate ai diritti delle donne e al suffragio femminile. L’unica data certa è l’8 marzo 1917 (27 febbraio secondo il calendario non riformato) quando le operaie di Pietroburgo (Russia) manifestarono contro la guerra e la penuria di cibo (nell’ambito della rivoluzione di febbraio). Le autrici citate ipotizzano che per rendere più universale e meno caratterizzato politicamente il significato della ricorrenza, si preferì omettere il richiamo alla Rivoluzione russa ricollegandosi ad un episodio non reale, ma verosimile, della storia del movimento operaio degli Stati Uniti (vedi a proposito la sezione successiva).

In Italia, nel secondo dopoguerra, la giornata internazionale della donna fu ripresa e rilanciata dall’UDI (Unione Donne Italiane) associando nel contempo alla data dell’8 marzo l’ormai tradizionale fiore della mimosa.”

____________________________________

Ed, ora per sdrammatizzare, un simpatico video!

Da talebano a…?

L’altro giorno mi è arrivata una lettera dell’anagrafe. Quando ho aperto la busta ho fatto i salti di gioia: era finalmente arrivato il momento di rinnovare la carta d’identità!

Vi starete certamente chiedendo il motivo di tutta questa apparentemente immotivata felicità (“Cosa ci sarà di così eccezionale nella sostituzione di un documento!?”). Ebbene, è presto detto.

Ecco come sono apparso per 5 lunghissimi anni e – conseguentemente – ecco qual era il mio aspetto “ufficiale” ogni volta che giungeva il momento di mostrare il classico documento di identificazione di fronte al burocrate: agli esami scolastici, agli esami universitari, alla segreteria del conservatorio, all’esame della patente, alle varie iscrizioni a corsi e servizi e ogni qual volta un amico burlone mi prendeva il portafoglio per spaciugarci.

Un talebano affiliato ad una qualsiasi rete di terroristi ha certamente molto più fascino! Ma dovete capirmi: ero uscito da due settimane di febbre da cavallo ed ero stato costretto a forza ad uscire, nonostante fossi distrutto, imbottito di antibiotici e in sovrappeso dopo due settimane di inerzia passate sul divano.

Ma oggi ho messo la parola fine a questo calvario! Ecco come appaio ora:

Pur rimanendo allibito nei confronti della consistenza delle mie sopracciglia, del devastante divario luce/ombra (cioè del contrasto) di tale foto e dalla quasi totale mancanza di colore rosso che mi fa sembrare più simile a un vampiro, devo dire che qualche passo avanti l’ho fatto.

Ora sì che mi sento diecimila volte più leggero.

Nuntio vobis…

… gaudium magnum!

Non so quanto entusiasmo possa suscitare questa notizia ma… Hanno introdotto il supporto per il LaTeX per i blog di WordPress! Ma allora Dio esiste! Devo assolutamente provare! Vediamo un po’….

… et voilà!

i\hbar\frac{\partial}{\partial t}\left|\Psi(t)\right>=H\left|\Psi(t)\right>

P.S.: per imparare a usare il LaTeX, consultate questo sito.

Il voto elettronico

(Da La Repubblica del 24/02/2007)

Urne virtuali aperte dal 26 al 28 febbraio. Attesi tra i 20mila e i 40mila voti
La scorsa settimana indette votazioni “finte” per testare la sicurezza del sistema

Elezioni, arriva il voto su internet
La rivoluzione parte dall’Estonia

di DANIELE SEMERARO

 

ROMA – L’Estonia, uno dei più piccoli paesi d’Europa, con un
milione e 400mila abitanti, sarà la prima nazione al mondo dove gli
elettori potranno votare comodamente tramite internet anziché recarsi
di persona al seggio. Le consultazioni per il rinnovo del Parlamento si
terranno la prossima settimana e la decisione di consentire il voto via
web è vista da molti come un segno tangibile del forte interesse del
Paese nei confronti delle nuove tecnologie.

La procedura è apparentemente molto semplice e anche – assicurano dalla
commissione elettorale – molto sicura. Ogni votante, munito di carta
d’identità elettronica (con all’interno un microchip) deve inserire la
carta in un apposito lettore collegato al computer. A questo punto,
prima di procedere con la votazione, dovrà digitare la prima password;
la seconda, invece, verrà inserita subito dopo aver votato, per la
convalida della propria preferenza. Sul sito del governo è presente una
guida molto approfondita (in russo e inglese) che spiega passo passo
tutta la procedura. Da segnalare che il manuale, oltre a Windows,
annovera anche i sistemi operativi Mac Os e Linux. Il kit completo per
le votazioni (lettore di microchip e software) viene venduto da una
catena specializzata in articoli elettronici.

Chi non ha un computer a casa ma vuole evitare le file dei seggi
tradizionali può anche utilizzare delle postazioni pubbliche
appositamente allestite all’interno di uffici e banche. Le “urne
virtuali” saranno aperte dal 26 al 28 febbraio, a differenza di quelle
tradizionali che saranno aperte il 4 marzo.


In Estonia il voto elettronico era stato già sperimentato, anche se in
modo limitato, per le amministrative del 2005: lo utilizzarono con
successo oltre 10mila persone. Prima di prendere la decisione finale
sull’apertura del voto su internet, inoltre, la scorsa settimana il
governo estone ha indetto delle “finte” elezioni in cui i votanti erano
chiamati a scegliere, tra dieci animali candidati, chi fosse il re
della foresta. “E’ difficile calcolare quanti elettori utilizzeranno la
nuova procedura, noi abbiamo previsto tra i 20mila e i 40mila votanti
su un totale di 940mila”, ha spiegato Arne Koitmae, funzionario della
commissione elettorale. “Per adesso – continua – possiamo solamente
dire che la scorsa settimana, durante le elezioni di prova, hanno
votato 3.925 persone”

Le elezioni tramite internet sono un segno dell’estrema modernità verso
la quale sta viaggiando un paese, l’Estonia, che dopo il crollo
dell’Unione Sovietica ha iniziato una fase molto veloce di sviluppo
tecnologico. Basti pensare che Skype, la società leader nel settore
delle telefonate a basso costo tramite internet, ha in Estonia una
delle sue sedi principali.


—————————————-

Non so voi, ma io ammiro davvero molto la prontezza di un paese come l’Estonia, che cresce più di molti altri paesi europei non solo sul versante tecnologico ma anche su quello della ricerca. Sono a favore della digitalizzazione della burocrazia e della cosa pubblica, ma anche della messa on-line del patrimonio culturale contenuto all’interno di archivi e biblioteche che possono diventare appannaggio di tutti, ed è bello sapere che si stanno facendo concreti tentativi per andare in questa direzione (ci sta provando anche Google, anche se con ambizioni ben più grandi!). Credo infatti che una svolta in questo senso determini un grande miglioramento su tutti i punti di vista: accessibilità, costi, risparmio, sicurezza.

Nonostante tutto, io sono contrario al voto elettronico, e non mi sto riferendo solo a problemi di contraffazione e hacking dei risultati. Certo, sono convinto che questa modalità di dare la propria preferenza sia la soluzione migliore per coloro che per varie ragioni faticano o sono impossibilitati a raggiungere i seggi (i disabili, per esempio, oppure i votanti fuori sede), ma a mio avviso fa anche perdere molto di quello che è lo spirito dell’andare al voto.
Da quando ho raggiunto la maggiore età ho votato 5 volte, recandomi personalmente al seggio cui sono iscritto, e faccio fatica a immaginare di poter fare tutto da casa, mi sembra una cosa fuori dal mondo! Volete mettere il gusto e il piacere di andare personalmente al seggio, magari vestiti a festa (visto che tra l’altro si vota di sabato e domenica), di incrociare amici e conoscenti mentre sono in fila ad aspettare assieme a te, di firmare il registro con la penna che è perennemente scarica (con grande imbarazzo degli scrutatori), di crocettare la propria scelta con una matita che fa un po’ tenerezza perché inevitabilmente spuntata, di sentirsi dire – al momento della firma: “Oh, ma quanto sei cresciuto! Mo’ sembri proprio tua madre!” (mentre l’ultima volta che sei passato di lì era appena pochi mesi prima), di sentire l’odore delle schede fatte di carta riciclata e tutta colorata?
Se poi si studia o si lavora fuori dal proprio paese, votare è anche un viaggio, è un prendere la via di casa, un’occasione in più per rivedere i propri amici e la propria famiglia e per resiprare l’aria del proprio nido natìo (dico così perché non vivo fuori sede, magari qualche lettore che ora è in trasferta mi sta lanciando maledizioni vodoo… chiedo perdono umilmente).

Questa è democrazia: è partecipazione (come diceva Gaber), mettersi di buona lena, alzarsi dal letto, uscire, e andare a fare il proprio dovere di cittadini.

L’ossimoro

Oggi mi è capitato di leggere una barzelletta fine e volgare allo stesso tempo. Sembra un ossimoro e invece… leggete qua!

 Un uomo viene condannato a morte. Il boia gli fa: “Qual è il tuo ultimo desiderio?” E l’uomo: “Voglio la forca!” E il boia: “Ne sei sicuro?” E l’uomo: “Fi fi, fono affolutamente ficuro, voglio la forca.”  

M’illumino di meno

Domani sarà il 16 febbraio, ovvero l’anniversario del Protocollo di Kyoto.
Non solo: sarà l’anniversario di un’iniziativa, promossa da Caterpillar, dal nome m’illumino di meno (date un’occhiata al link per capire di cosa si tratta e, mi raccomando: aderite!).

A tale proposito, ripropongo qui un mio intervento di esattamente un anno fa. Non è cambiato praticamente nulla (come si diceva tempo addietro) quindi è ancora bello che attuale.

“La grande questione del nostro tempo”

(…)

Un anno fa, precisamente il 16 febbraio del 2005, è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto, accordo internazionale sull’ambiente ratificato da 159 paesi (tra i quali non compaiono gli Stati Uniti – Bush ha annunciato il ritiro del paese nei primi mesi del suo mandato – e l’Australia); il trattato in questione ha l’obiettivo di ridurre l’emissione di gas inquinanti e di contrastare il riscaldamento globale, ed assume un significato particolare in questi tempi di crisi energetica: India e Cina, paesi emergenti, sono fortemente affamati di energia e di combustibili fossili; la questione del metano proveniente dalla Russia (ancor più fortemente richiesto vista la rigidità di questo inverno) ci sta facendo dimenticare l’esorbitante costo del petrolio (che evidentemente oggi non è di moda, fra i media); il problema si intreccia infine con tematiche puramente “ambientali”: il riscaldamento globale (che c’è, sebbene – sempre in America – non ne siano ancora tanto convinti) provoca lo scioglimento delle calotte, le quali riversano milioni di metri cubi d’acqua dolce negli oceani, alterandone la salinità e modificando i flussi di acqua calda. L’acqua più calda ha tra l’altro raddoppiato la frequenza degli uragani in America Centrale (Wilma e Katrina sono quelli più recenti e che abbiamo tutti in mente).

Il problema dell’inquinamento, del riscaldamento globale, della richiesta e del risparmio energetico sono dunque un tutt’uno e coinvolgono delicatissimi equilibri internazionali.

Cosa si può fare? Grande importanza ha lo sfruttamento di energie alternative: sotto i nostri occhi vengono ideate (in sordina) ingegnosissime soluzioni per ricavare energia, spessissimo pulita al 100%. Da nuovi pannelli solari ad alta resa allo sfruttamento delle onde che si infrangono sulla costa, dallo sfruttamento “sotterraneo” del passaggio delle auto sull’asfalto alle soluzioni più tradizionali ma non per questo meno efficaci: l’energia eolica, solare, biologica, geotermica, l’energia ricavata dall’idrogeno, l’uso di materiali in fibre vegetali per la costruzione.

Cosa ostacola il fiorire delle energie alternative? Sicuramente lo stereotipo che costino molto e rendano poco (falsissimo!), sicuramente la politica sbagliata di alcuni governi (ho già parlato dell’America? ), tra cui – guarda caso, il nostro. L’Italia è protagonista di uno strano paradosso: l’energia pulita fiorisce, sì, ma per iniziativa dei comuni, dei privati e delle province. Le sovvenzioni statali, se ci sono, sono insufficienti e non adeguate (nulla a che vedere con la Germania, l’Olanda, l’Islanda – che tra l’altro si sta rendendo autosufficiente). Sicuramente è un ostacolo l’interesse plurimiliardario delle grandi compagnie petrolifere.

Tutti quanti abbiamo però a disposizione una riserva immensa di energia: il risparmio. Si può risparmiare davvero tantissimo, recuperare, generare, centellinare ogni watt: ogni watt risparmiato si traduce tra l’altro in un risparmio in gas inquinanti (sono i combustibili fossili a far funzionare le centrali). Maggiore è il risparmio, più soldi ci restano in tasca e migliore è l’aria che respiriamo. Possiamo fare tutti qualcosina: dallo scegliere la bicicletta (si resta pure in forma!) e i mezzi pubblici all’installare i pannelli fotovoltaici. Basta davvero pochissimo: ecco un decalogo con (solo alcune) delle possibili soluzioni, quelle magari più attuabili da noi privati. Interessantissima la scelta di caldaie a condensazione (con un rendimento esorbitante, in barba a Carnot e ai principi della termodinamica ).

Il mondo è anche nelle nostre mani.

Ciao, siamo Andy e John

Ultimamente gira una mail molestissima. Vediamo di analizzarla insieme (in minuscolo corsivo i commenti).

_______________________

LEGGI QUESTA EMAIL (Oh, ma come siamo agitati… A parte che, se sono arrivato fin qui, la mail la sto giust’appunto leggendo e poi non c’è mica bisogno di essere così imperativi. Non è che se sei “direttore” di MSN puoi fare quel che vuoi eh?!) NOI SIAMO ANDY E JOHN (Oh, Endi e Giòn! Hi, my name is Gigi the Throttola.) I DIRETTORI (I chi!?) DI MSN CI SCUSIAMO PER L’INTERRUZIONE (Ma figuratevi. Strano però che parliate in italiano…) PERO’ (Questo però nella frase ci sta davvero male. Si vede che avete fatto ingegneria.) MSN NON ESISTERA’ PIU’ (Beh, e questa poi? Vi volete sopprimere?) PERCHE’ MOLTE PERSONE HANNO TROPPI ACCOUNT MSN (Ooohhh… sono desolato!) E NOI ABBIAMO SOLTANTO ALTRI 578 POSTI LIBERI (Siamo tipo a teatro, no? E se io capito in un posto dove c’è già uno? Chiamo le maschere? Ehi tu, stai più giù, che non vedo nulla con la tua testa davanti.). SE VUOI CHE CHIUDIAMO IL TUO ACCOUNT (Che razza di direttori siete se non sapete fare fronte a una situazione del genere, per far posto ai nuovi dovreste eliminare quelli vecchi? Ma si vede che avete davvero fatto ingegneria! Ma poi, che razza di domanda…) NON MANDARE QUESTO MESSAGGIO (Ricevuto) MA SE VUOI CONSERVARLO ALLORA MANDA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI (Sicuro). NON E’ UNO SCHERZO (Nooooo!) MANDALO, GRAZIE (Prego! Come dire di no a un direttore….). PER USARE MSN E HOTMAIL, DALL’INVERNO 2007 (Che per la cronaca è arrivato da un pezzo) BISOGNERA’ PAGARE (ANCHE SE LI USI DA TEMPO) (Manca il soggetto. A questo punto è evidente che hai fatto ingegneria, ma soprattutto che l’hai fatta a Cesena) MA SE INVII QUESTO MESSAGGIO A 18 CONTATTI DIVERSI (Come farai tu a sapere che li ho mandati a 18 contatti devo ancora scoprirlo. Ma a parte questo, perché 18?) IL TUO OMINO DI MSN DA VERDE DIVENTERA’ BLU (Avrà la febbre, cosa vuoi che ti dica… C’è sempre lo Zerniol, se vuol tornare come prima. Via la febbre, via i dolori.) E CIO’ SIGNIFICA CHE PER TE SARA’ GRATIS (Beh, non avete risolto un gran ché, allora. Ma soprattutto, cari “direttori”, è davvero lodevole che voi ci spiegate come non farvi arrivare dei soldi.). SE NON CI CREDI VAI A WWW.PSP-ADVICES.COM E GUARDA. NON INVIARE LO STESSO MESSAGGIO (Eh, i potenti mezzi della Microsoft…) COPIALO E INCOLLALO IN UNO NUOVO (Come scusa?) IN MODO CHE LE PERSONE POSSANO LEGGERLO.

_______________________

Il bello di questa arguta e soprattutto verosimile mail è che la gente ci sta cascando! E poi dicono che io sono un pollo!

Pubblicato in Acategorici. 1 Commento »

Io e i videogiochi

 

(tratto da: il forum di Discipulus, una discussione sui videogiochi)

 §–§–§–§–§–§–§–§–§

Beh, anche io faccio parte della schiera di persone che vanno matte per i videogiochi.
Ho iniziato col Commodore 64; i miei giochi preferiti, a quel tempo, erano Bubble Bobble (ricordo che sono per mesi rimasto bloccato in uno schema che non riuscivo a superare perché ignoravo si potesse saltare sulle bolle Unhappy; praticamente, ogni volta che mi andava di giocare, ricominciavo la partita daccapo e faticosamente arrivavo a quel livello lì, poi – frustrato e incapace di proseguire Angry – spegnevo tutto e mi dedicavo ad altro. Se ero fortunato, invece, riuscivo a prendere ”l’ombrellino”* Star qualche livello prima e a saltare quell’insolvibile blocco… e allora sì che bisognava impegnarsi!), Road Runner, Pacman e l’immancabile Tetris. Poi è arrivato il 486 e, qualche mese dopo, il 133 Mhz: è stata l’epoca di Monkey Island, Warcraft 2 e Diablo . In quel periodo, tra l’altro, si iniziavano a vedere sempre più frequentemente i giochi in tre dimensioni: io però non li amavo, perché li trovavo poco amichevoli… mentre le due dimensioni erano così familiari e schiette! Il gioco che mi ha fatto ricredere su questo tipo di grafica è stato Half-Life (che girava sul mio 733 Mhz). Questo titolo ha segnato l’inizio di un epoca: è stato anzitutto il primo videogame che ho svolto per intero assieme a papà. Io mi occupavo delle frecce direzionali e di tutto quello che riguardava il movimento e la parte più “arcade” del gioco: correvo, saltavo , mi acquattavo, salivo e scendevo le scale, azionavo gli ascensori et similia. Mio babbo, invece, era quello che – mouse alla mano – sparava, caricava, sparava, caricava, sparava e caricava… La sua arma preferita è ed è sempre stata il fucile a pompa: lo usava per fare fuori gli alieni, ma anche per aprire le porte, rompere le casse, attirare l’attenzione (“Brutti mostri, sono qua, e sono grosso e cattivo! PAM! PA-PAM!” ) e scrivere qualcosa sui muri a forza di pallettoni. Che il nemico fosse a venti centimetri o a due chilometri non faceva differenza.

*rassegnato* “Babbo, per far fuori quel soldato lassù sulla torre d’avvistamento usa il fucile da cecchino…”

“Ma no, il pompone va benissimo!” LOL

Ricordo che Half-Life mi aveva impressionato: appena iniziavi il gioco c’erano i titoli di testa (!), non la solita schermata; non avevi subito il controllo del personaggio, bensì tutto iniziava come nei film, con una suadente e femminile voce fuori campo (l’altoparlante del treno), i credits che comparivano/scomparivano in dissolvenza e un vero e proprio montaggio.

Altri giochi, più moderni, che mi hanno appassionato da quel momento in poi, sono stati Max Payne, Mafia, i giochi di strategia militare (Age of Empires, Warcraft) e tutti i giochi di ruolo con una trama decente (la saga di Baldur’s Gate).

Poi, circa due-tre anni fa, ho smesso di giocare: con il crescente numero di impegni, tra liceo e tutto il resto, non avevo tempo di stare davanti al computer, cosa che mi stancava terribilmente gli occhi e rappresentava anche una bella spesa, per star dietro ai sempre più impegnativi requisiti hardware. Unhappy
Ho infranto questo mio “digiuno” solo all’uscita di Half-Life 2 (bellissimo Star) che, un po’ per tradizione e un po’ per nostalgia, ho giocato insieme a papà. Eh sì, a distanza di anni il mio “vecchio” è maturato: ora oltre al fucile a pompa usa anche le bombe a mano (che – ovviamente – rimbalzano sempre male e sempre nel verso sbagliato ). Devo però dire che è diventato uno stratega eccezionale: immaginate un’arma in grado di sparare dei letali globi di energia che rimbalzano contro le pareti come delle palline da tennis, un mostro gigantesco che sta alle calcagna del nostro intrepido protagonista in fuga , e una enorme parete davanti a lui. Il nostro eroe (papà, alias Gordon Freeman) impugna saldamente la super-arma-lancia-globi e spara deciso un globo contro la parete. “Folle! No%20No” direte voi, “Così facendo il globo, rimbalzando perpendicolarmente sulla parte davanti a lui, tornerà indietro e lo polverizzerà!”.

Eh, no! Shocked
Papà è pieno di risorse e talmente pronto di riflessi da schivare all’ultimo il globo rimbalzoso che torna verso di lui e che, immancabilmente, va a colpire il bavoso alieno che lo inseguiva immediatamente dietro.
L’impresa è compiuta, mio padre salta esultante sulla sedia e mi guarda tutto fiero di sé, mentre io assisto allibito a questa nuova nonché rischiosissima tecnica di combattimento. Confused
Questa ne è la prova: ne uccide più l’astuzia che il fucile a pompa.

* Dicasi “ombrellino” quel bonus che, una volta acciuffato, ti permetteva di saltare 4-5 livelli in un colpo solo!