(Da La Repubblica del 24/02/2007)
Urne virtuali aperte dal 26 al 28 febbraio. Attesi tra i 20mila e i 40mila voti
La scorsa settimana indette votazioni “finte” per testare la sicurezza del sistema
Elezioni, arriva il voto su internet
La rivoluzione parte dall’Estonia
di DANIELE SEMERARO
ROMA – L’Estonia, uno dei più piccoli paesi d’Europa, con un
milione e 400mila abitanti, sarà la prima nazione al mondo dove gli
elettori potranno votare comodamente tramite internet anziché recarsi
di persona al seggio. Le consultazioni per il rinnovo del Parlamento si
terranno la prossima settimana e la decisione di consentire il voto via
web è vista da molti come un segno tangibile del forte interesse del
Paese nei confronti delle nuove tecnologie.
La procedura è apparentemente molto semplice e anche – assicurano dalla
commissione elettorale – molto sicura. Ogni votante, munito di carta
d’identità elettronica (con all’interno un microchip) deve inserire la
carta in un apposito lettore collegato al computer. A questo punto,
prima di procedere con la votazione, dovrà digitare la prima password;
la seconda, invece, verrà inserita subito dopo aver votato, per la
convalida della propria preferenza. Sul sito del governo è presente una
guida molto approfondita (in russo e inglese) che spiega passo passo
tutta la procedura. Da segnalare che il manuale, oltre a Windows,
annovera anche i sistemi operativi Mac Os e Linux. Il kit completo per
le votazioni (lettore di microchip e software) viene venduto da una
catena specializzata in articoli elettronici.
Chi non ha un computer a casa ma vuole evitare le file dei seggi
tradizionali può anche utilizzare delle postazioni pubbliche
appositamente allestite all’interno di uffici e banche. Le “urne
virtuali” saranno aperte dal 26 al 28 febbraio, a differenza di quelle
tradizionali che saranno aperte il 4 marzo.
In Estonia il voto elettronico era stato già sperimentato, anche se in
modo limitato, per le amministrative del 2005: lo utilizzarono con
successo oltre 10mila persone. Prima di prendere la decisione finale
sull’apertura del voto su internet, inoltre, la scorsa settimana il
governo estone ha indetto delle “finte” elezioni in cui i votanti erano
chiamati a scegliere, tra dieci animali candidati, chi fosse il re
della foresta. “E’ difficile calcolare quanti elettori utilizzeranno la
nuova procedura, noi abbiamo previsto tra i 20mila e i 40mila votanti
su un totale di 940mila”, ha spiegato Arne Koitmae, funzionario della
commissione elettorale. “Per adesso – continua – possiamo solamente
dire che la scorsa settimana, durante le elezioni di prova, hanno
votato 3.925 persone”
Le elezioni tramite internet sono un segno dell’estrema modernità verso
la quale sta viaggiando un paese, l’Estonia, che dopo il crollo
dell’Unione Sovietica ha iniziato una fase molto veloce di sviluppo
tecnologico. Basti pensare che Skype, la società leader nel settore
delle telefonate a basso costo tramite internet, ha in Estonia una
delle sue sedi principali.
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Non so voi, ma io ammiro davvero molto la prontezza di un paese come l’Estonia, che cresce più di molti altri paesi europei non solo sul versante tecnologico ma anche su quello della ricerca. Sono a favore della digitalizzazione della burocrazia e della cosa pubblica, ma anche della messa on-line del patrimonio culturale contenuto all’interno di archivi e biblioteche che possono diventare appannaggio di tutti, ed è bello sapere che si stanno facendo concreti tentativi per andare in questa direzione (ci sta provando anche Google, anche se con ambizioni ben più grandi!). Credo infatti che una svolta in questo senso determini un grande miglioramento su tutti i punti di vista: accessibilità, costi, risparmio, sicurezza.
Nonostante tutto, io sono contrario al voto elettronico, e non mi sto riferendo solo a problemi di contraffazione e hacking dei risultati. Certo, sono convinto che questa modalità di dare la propria preferenza sia la soluzione migliore per coloro che per varie ragioni faticano o sono impossibilitati a raggiungere i seggi (i disabili, per esempio, oppure i votanti fuori sede), ma a mio avviso fa anche perdere molto di quello che è lo spirito dell’andare al voto.
Da quando ho raggiunto la maggiore età ho votato 5 volte, recandomi personalmente al seggio cui sono iscritto, e faccio fatica a immaginare di poter fare tutto da casa, mi sembra una cosa fuori dal mondo! Volete mettere il gusto e il piacere di andare personalmente al seggio, magari vestiti a festa (visto che tra l’altro si vota di sabato e domenica), di incrociare amici e conoscenti mentre sono in fila ad aspettare assieme a te, di firmare il registro con la penna che è perennemente scarica (con grande imbarazzo degli scrutatori), di crocettare la propria scelta con una matita che fa un po’ tenerezza perché inevitabilmente spuntata, di sentirsi dire – al momento della firma: “Oh, ma quanto sei cresciuto! Mo’ sembri proprio tua madre!” (mentre l’ultima volta che sei passato di lì era appena pochi mesi prima), di sentire l’odore delle schede fatte di carta riciclata e tutta colorata?
Se poi si studia o si lavora fuori dal proprio paese, votare è anche un viaggio, è un prendere la via di casa, un’occasione in più per rivedere i propri amici e la propria famiglia e per resiprare l’aria del proprio nido natìo (dico così perché non vivo fuori sede, magari qualche lettore che ora è in trasferta mi sta lanciando maledizioni vodoo… chiedo perdono umilmente).
Questa è democrazia: è partecipazione (come diceva Gaber), mettersi di buona lena, alzarsi dal letto, uscire, e andare a fare il proprio dovere di cittadini.