Delusione Salgàri

La copertina dell'edizione originale (1909)

La copertina dell'edizione originale (1909)

Sono quasi al termine di questo tomo di circa 700 pagine, cosicché mi sento in grado di poter dare il mio personalissimo (e opinabile) giudizio complessivo; purtroppo non mi ha molto soddisfatto come lettura, per vari motivi: anzitutto mi aspettavo molto di più, perché immaginavo questo fosse uno di quei romanzi appassionanti in grado di tenerti incollato alla pagina per ore e ore, mentre invece è pieno zeppo di dialoghi un po’ monotoni. Sia ben chiaro che non c’è niente di male nei dialoghi, se sono ben fatti: il problema è che quelli di questo libro non lo sono affatto, visto che il 40% del tempo viene impiegato dai due protagonisti (Piccolo Flocco e Testa di Pietra) nel dire quanto sono fighi, intelligenti, lesti, bravi, integerrimi, astuti, forti, resistenti, etc… i Bretoni di Batz o di Poulguen. All’inizio può risultare una trovata simpatica e anche abbastanza caratterizzante, ma alla lunga stanca… I personaggi sono delle macchiette, tutti perfettamente e immancabilmente virtuosi, abili, coraggiosi, integerrimi: mai, in settecento pagine, uno di loro tentenna, ha qualche dubbio o semplicemente soffre per qualcosa. Sono piuttosto sempre dietro a ridere, scherzare o a fare goliardate, per non parlare di quant’è ridicolo Testa di Pietra quando si commuove (la commozione dura a malapena una riga e mezzo ed è sempre per motivi assolutamente futili: *Dopo una scazzottata* “Oh, mi sgorga una lacrima nel pensare al non soddisfatto amore fra Mary di Wentwort e il baronetto sir McLellan!” *fine della commozione*).
A rileggere questa mia recensione mi accorgo che fino ad ora sono stato particolarmente cattivo; non tutto è in fin dei conti da buttare: l’ambientazione storica è interessante (siamo ai tempi della conquista dell’indipendenza da parte dei neo-nati Stati Uniti) e se sorvoliamo sui dialoghi “superflui” le avventure di questi corsari sono abbastanza gradevoli, anche se alcune situazioni si ripetono più e più volte in maniera analoga (qualcuno mi spiega perché in questo libro il mare non può mai essere calmo? Cinque volte su sei è in tempesta! Sarà mai possibile?). Tra i tre racconti il primo è il più caruccio (preso singolarmente meriterebbe anche 3 stelline su 4), il secondo consiste sostanzialmente una successione di naufragi (piuttosto insulso l’arrivo dei protagonisti su una nave da carico piena di animali selvatici e senza neanche un uomo a bordo), mentre nel terzo almeno compaiono gli indiani a movimentare la scena.
Questo trittico di avventure, insomma, non mi ha esageratamente sconfinferato… Probabilmente, vista la popolarità di Salgari, i cicli dei Pirati della Malesia o dei Corsari delle Antille meritano qualcosina in più di questo “I corsari delle Bermude” che, a mio parere, non va oltre un 2/4 stretto stretto.

2 Risposte a “Delusione Salgàri”

  1. Alberto Dice:

    Come mai l’hai preso in mano? Salgari lo amavo molto da bambino!

  2. Auloedus Soleatus Dice:

    L’ho trovato in libreria a 3 euro (edizioni SUPERBUR classici, quelle dalla copertina blu) e ho deciso di prenderlo! Sono i tipici acquisti “d’impulso” che faccio quando entro in libreria e mi secca uscire a mani vuote… Il più delle volte, a lettura ultimata, finisco per esserne comunque soddisfatto… Questa volta, diciamo, mezzo-soddisfatto! :-)


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