Gli orribili eventi accaduti negli ultimi giorni sono destinati a lasciare un segno profondo nei nostri ricordi. Quanto è avvenuto è così drammatico che non si può far altro se non rimanere attoniti e inebetiti. Non mi dilungherò su questo aspetto perché molto è già stato detto, ma spendo volentieri due parole per dire cosa non mi è piaciuto per nulla in tutto ciò (tralasciando le cose ovvie cioè la catastrofe stessa, che è terribile in sé e per sé).
Non mi è piaciuto il modo col quale i media hanno dato la notizia: provo repulsione nel vedere come alcuni telegiornali si sono ostinati a strumentalizzare il dolore di migliaia di persone con servizi montati “ad arte”. Mi riferisco ai tipici montaggi di uno o due minuti costruiti secondo i criteri della TV del dolore, con la musica commovente in sottofondo e lo speaker che a voce calma e mesta recita, come su un palco, parole messe lì insieme per commuovere (periodi brevi, cadenza come quella dei testi delle canzoni, pseudo-drammaticità, etc…). Non ho avuto il coraggio di vedere cosa possa aver fatto $tudio Aperto, per l’occasione: mi è bastato il melodramma del TG2 e lo schifosissimo e riprovevole comunicato del TG1, subito pronto a bullarsi per “gli ascolti record” (dei quali, peraltro, non frega un c…o a nessuno, se non a quelli del TG1, appunto). Eventi del genere dovrebbero essere trattati sì in maniera approfondita, puntuale e veritiera, ma con una certa sobrietà.
Provo orrore per quelli che hanno fatto o faranno sciacallaggio su quel poco che rimane all’interno delle case crollate e non. Un atto del genere è doppiamente odioso perché viene commesso su chi già sta soffrendo per la perdita dei propri cari e della propria casa. C’è persino chi si è finto sfollato per ricevere ospitalità gratis, approfittando della generosità di chi credeva di aiutarli e sottraendo un posto a chi ne avrebbe davvero avuto bisogno: spero siano stati beccati (a mio parere sarebbe una cosa “simpatica” costringerli a pagare una bella sommetta per la ricostruzione, così, come indennizzo!).
Mi lascia sgomento il comportamento di chi ha provocato il falso allarme a Teramo, scatenando il panico nella città (con conseguente e inutile sgombro dell’Ospedale) e seminando terrore ingiustificato.
Provo fastidio per tutta la “finta solidarietà” che serpeggia su Facebook: non si può far di tutta l’erba un fascio, ma se si vanno a guardare certi gruppi non si può fare a meno di pensare che chi si iscrive lo faccia più per pubblicizzare il proprio cordoglio che per un sincera vicinanza. Chiaramente ci sarà anche chi è sinceramente contrito, ma il dubbio è che – per i più – l’attenzione alla tragedia duri poco meno di mezzo secondo, quanto basta per cliccare su “iscriviti a questo gruppo” (dopodiché si passa a fare altro). Se si vuole essere d’aiuto sarebbe meglio fare qualcosa di concreto, anche solo inviare un euro con un SMS. Questo atto, anche se molto modesto, vale da solo più di cento iscrizioni a qualsivoglia gruppo (stranamente persino i gruppi di Facebook vengono accuratamente strutturati per fare del sensazionalismo, un po’ come fa la TV. Mi viene da pensare che più uno strumento diventa di massa e più si deteriori): la vicinanza agli Abruzzesi non meriterebbe forse ben più di un banale e scontato gruppo su FB?
Non capisco poi perché il Papa non possa andarci ora, in Abruzzo, invece che chissà quando. A maggior ragione perché è Pasqua.
Mi fa orrore vedere schiere di politici, anche loro pronti a sciacallare voti in Abruzzo in vista delle Europee. Credo che la vicinanza da parte del mondo politico si possa quantificare prendendo come metro di misura la pubblicità che ne viene fatta : più la visita di un politico viene esaltata e più viene il sospetto che sia una manovra pubblicitaria piuttosto che altro. Al solito, i veri benefattori sono quelli che si muovono con discrezione, perché questo significa che agiscono in maniera disinteressata e sincera (anche per questo trovo assurdi i gruppi di Facebook).
Infine so già che rimarrò dispiaciuto perché a un certo punto… “le telecamere e i microfoni andranno via. Perché tutto sarà stato detto. E allora comincerà una e llunga e penosa lotta quotidiana, la prova più dolorosa per le vittime. Dopo il trauma, l’indifferenza della vita quotidiana: ognuno dovrà costruire da solo la sua vita e la sua casa, combattendo con la burocrazia. Con ferite aperte che il tempo non sempre potrà rimarginare. Ma questa sarà una prova personale, qualcosa che non potrà essere raccontato né mostrato. Così le telecamere se ne andranno e a poco a poco altri terremoti invisibili e insospettati provocheranno crepe di altro genere all’interno degli uomini”(*).
(*) Eric Valmir, Radio France, Francia


