Che cos’è la vita?

Erwin Schrodinger (1887-1961)

Che cos’è la vita” è un bellissimo libro scritto negli anni ‘40 a partire dalle lezioni che il grande fisico E. Schrödinger ha tenuto al Trinity College (la traduzione è di Mario Ageno, fisico italiano dei quegli anni). Leggerlo fa una strana impressione: al tempo non era ancora stato scoperto il DNA, ma Schrödinger vi allude con frasi che sorprendono per l’intuizione straordinaria che rappresentano. L’intero discorso si snoda attorno all’ipotesi che, all’interno dei cromosomi e dei geni, vi sia un “codice” (!!) formato da una sequenza di elementi isometrici e da una struttura, che l’autore chiama “cristallo aperiodico”, i cui atomi sono talmente numerosi da permettere un numero infinito di combinazioni. Il tutto si intreccia con la teoria dei quanti: tramite essa, Schrödinger vuole dimostrare che questo cristallo è abbastanza “solido” da non essere influenzato dai moti di agitazione termica, cosicché le mutazioni si caratterizzano come un evento sufficientemente raro da non essere patologico (per avere successo, si dice nel testo, le mutazioni non devono essere troppo frequenti, altrimenti il gene mutato non avrebbe tempo per diffondersi e – anzi – si creerebbero dei danni alla specie). A questo punto ci si potrebbe spaventare: quante formule avrà utilizzato Schrödinger per questa sua dimostrazione che incrocia teorie avanzate di fisica e biologia? La risposta è: due di numero, peraltro non “obbligatorie” da afferrare e messe lì solo come complemento. Interessantissimo poi il monito che lancia contro l’esposizione ai raggi X, che sono sufficientemente energetici da alterare il “cristallo” e generare mutazioni in numero sufficiente da essere dannose.

L’ultima parte del libro fa infine notare una cosa affascinante: se l’entropia è un’unità di misura del disordine/omogeneità (o dell’ordine/disomogeneità, se cambiata di segno), gli esseri viventi sono entità a bassissima entropia: cosa c’è di più morto di un inerte blocco di materia in cui la densità, temperatura ed energia si è uniformata in tutti i suoi punti (= massima omogeneità = massima entropia)? Piuttosto, un essere vivo deve tenere ben distinte e ordinate le sue parti, così come il cristallo aperiodico, per poter essere fondamento della vita, deve necessariamente costituire una delle strutture a più bassa entropia dell’intero universo. L’aumento dell’entropia è però un fenomeno inevitabile, al quale i viventi si oppongono nutrendosi di cibo, cioè di entropia negativa.

A chi volesse leggere questo libro dico di perseverare: l’inizio inganna, il meglio viene dopo! Inoltre consiglio di armarsi di matita per poter sottolineare le parti salienti e tornare ogni tanto indietro a rileggerle, cosa obbligatoria per i saggi molto densi, con così tanto da scoprire in così poche pagine.

Lascia un commento