I 36 stratagemmi

Copertina del libro

Copertina del libro

Un saggio senza dubbio evocativo: l’intento è quello di illustrare i 36 stratagemmi, ovvero una “summa” della tattica bellica orientale che, a detta dell’autore, “aiuta a trionfare in ogni campo della vita quotidiana”. Il libro è infatti diviso in 36 capitoli strutturati in: introduzione (che comprende la citazione dello stratagemma nonché un “commento” e una “spiegazione” in versi o in prosa tratti da altre opere della filosofia orientale), commento dell’autore (di circa un paio di pagine, in cui si interpreta lo stratagemma con più dettaglio acciocché il lettore occidentale possa comprenderlo meglio) e un’illustrazione storica (che racconta un episodio bellico della storia della Cina in cui è stato perfettamente applicato lo stratagemma in questione).

Senza dubbio le illustrazioni storiche sono la cosa più intrigante e interessante del libro: vengono raccontate brillantemente, soffermandosi sui risvolti più sottili d’applicazione degli stratagemmi e sul profilo psicologico di condottieri di cui gli occidentali sanno pochissimo se non nulla. Al lettore viene quasi da insospettirsi perché sembrano scene tratte da un film, in cui i piani le strategie funzionano sempre e i “buoni” ineluttabilmente vincono come nelle sceneggiature hollywoodiane.

Una cosa è certa: questi stratagemmi sono una buona occasione per riflettere ma escludo che possano essere applicati in ogni campo della vita quotidiana. Certo, la loro completezza e universalità non è difficile da dimostrare in quanto per ogni stratagemma esiste anche il suo contrario o opposto (secondo la filosofia yin-yang) e quindi viene giocoforza coperta tutta la possibile casistica (con la raccomandazione che sta al saggio applicare lo stratagemma giusto al momento giusto, ma grazie al piffero!!); questo però non significa che gli stratagemmi siano applicabili nella vita di tutti i giorni: in definitiva si tratta di tecniche offensive atte a sbaragliare, confondere, intimorire, ingannare, sconfiggere un nemico e non viene neanche presa in considerazione un’ipotesi di fratellanza, collaborazione e/o amicizia; ok, ok, sono stratagemmi bellici, ma la vita non è mica una guerra continua!! Per il costo non eccessivo (10€) può valere la pena di leggere questo libro.

Per leggere l’elenco dei 36 stratagemmi e farsi un’idea: clicca qua.

Her morning elegance

Che cos’è la vita?

Erwin Schrodinger (1887-1961)

Che cos’è la vita” è un bellissimo libro scritto negli anni ‘40 a partire dalle lezioni che il grande fisico E. Schrödinger ha tenuto al Trinity College (la traduzione è di Mario Ageno, fisico italiano dei quegli anni). Leggerlo fa una strana impressione: al tempo non era ancora stato scoperto il DNA, ma Schrödinger vi allude con frasi che sorprendono per l’intuizione straordinaria che rappresentano. L’intero discorso si snoda attorno all’ipotesi che, all’interno dei cromosomi e dei geni, vi sia un “codice” (!!) formato da una sequenza di elementi isometrici e da una struttura, che l’autore chiama “cristallo aperiodico”, i cui atomi sono talmente numerosi da permettere un numero infinito di combinazioni. Il tutto si intreccia con la teoria dei quanti: tramite essa, Schrödinger vuole dimostrare che questo cristallo è abbastanza “solido” da non essere influenzato dai moti di agitazione termica, cosicché le mutazioni si caratterizzano come un evento sufficientemente raro da non essere patologico (per avere successo, si dice nel testo, le mutazioni non devono essere troppo frequenti, altrimenti il gene mutato non avrebbe tempo per diffondersi e – anzi – si creerebbero dei danni alla specie). A questo punto ci si potrebbe spaventare: quante formule avrà utilizzato Schrödinger per questa sua dimostrazione che incrocia teorie avanzate di fisica e biologia? La risposta è: due di numero, peraltro non “obbligatorie” da afferrare e messe lì solo come complemento. Interessantissimo poi il monito che lancia contro l’esposizione ai raggi X, che sono sufficientemente energetici da alterare il “cristallo” e generare mutazioni in numero sufficiente da essere dannose.

L’ultima parte del libro fa infine notare una cosa affascinante: se l’entropia è un’unità di misura del disordine/omogeneità (o dell’ordine/disomogeneità, se cambiata di segno), gli esseri viventi sono entità a bassissima entropia: cosa c’è di più morto di un inerte blocco di materia in cui la densità, temperatura ed energia si è uniformata in tutti i suoi punti (= massima omogeneità = massima entropia)? Piuttosto, un essere vivo deve tenere ben distinte e ordinate le sue parti, così come il cristallo aperiodico, per poter essere fondamento della vita, deve necessariamente costituire una delle strutture a più bassa entropia dell’intero universo. L’aumento dell’entropia è però un fenomeno inevitabile, al quale i viventi si oppongono nutrendosi di cibo, cioè di entropia negativa.

A chi volesse leggere questo libro dico di perseverare: l’inizio inganna, il meglio viene dopo! Inoltre consiglio di armarsi di matita per poter sottolineare le parti salienti e tornare ogni tanto indietro a rileggerle, cosa obbligatoria per i saggi molto densi, con così tanto da scoprire in così poche pagine.