
Cosa accadrebbe se ad un certo punto il petrolio finisse? Dario Fo immagina uno scenario in cui l’umanità si trova a dover fare i conti con l’esaurimento degli idrocarburi: le auto, le navi, gli aerei si fermano, l’elettricità viene erogata a singhiozzo, le città vengono abbandonate e la popolazione torna in campagna. Ma questa apparente catastrofe ha dei risvolti positivi: l’aria torna pulita, lo smog di dissolve, i corsi d’acqua tornano limpidi e l’umanità si ingegna per ottenere energia pulita sfruttando sole, vento, onde; ma non solo: il denaro perde ogni valore (senza collegamenti fra produttore e consumatore, senza cioè i trasporti, non si riesce a far commercio) e si torna al baratto, modalità scambio che riesce a riavvicinare umanamente le persone, scrollandole dall’indifferenza in cui la logorante società del petrolio le aveva relegate. I cittadini imparano cosa voglia dire aiutarsi a vicenda e organizzano assemblee aperte in cui discutere sul nuovo ordine del mondo e sulle nuove opportunità che la “benvenuta catastrofe” ha reso possibili.
Un libro pieno di ottimismo e ben fatto, con illustrazioni dell’autore, tante idee originali e ben svolte e un solo difetto: i personaggi sono estremamente naif, tutti un po’ buffoneschi, quasi insopportabili nel loro perfetto sentire comune e nella loro allegria esagerata.


