
Ieri sera ho tirato tardi per finire “Madre Notte”, di Kurt Vonnegut.
Kurt Vonnegut è veramente straordinario. Forse è un po’ un “Mozart della letteratura”: i suoi libri (o – almeno – quelli che ha scritto negli anni ‘60 e che sono corso a comprare) sono semplici, leggeri e limpidi, ma sotto la superficie nascondono un abisso profondissimo e andrebbero letti e riletti per essere capiti del tutto. Dopotutto si parla di guerra, di morte, di bene e male: mica roba da ridere! Il messaggio fondamentale, tuttavia, non è affatto difficile da comprendere: siamo quelli che siamo o siamo quelli che fingiamo di essere? Una volta assunta una maschera, ci trasformiamo in lei oppure rimaniamo noi stessi? In “Madre notte” nessuno è quello che dice di essere, nulla è definitivo e tutto è sfumato, ma sul male della guerra e sulla piaga della violenza umana la condanna è inequivocabile.


