L’uomo solitario

Ieri sera, più o meno verso mezzanotte, tornavo dalla sala prove in macchina e attraversavo le vie della città completamente immerse nel buio. Mi piace guidare in notturna: poco traffico, molto silenzio, niente sole ad accecarti o a scaldare la macchina. Fosse sempre così!

Mentre guidavo, noto ai bordi della strada un vecchietto, tutto intabarrato per difendersi dal freschino notturno (molto relativo, in realtà c’erano 15 °C). Era un po’ gobbo e appoggiato (anzi, era proprio aggrappato) al bastone e avanzava lentamente, passo dopo passo. Chissà cosa ci faceva, a quell’ora, a spasso per quella via buia con pochi lampioni, un po’ defilata rispetto al centro ma non così tanto da dirsi in campagna. Chissà se non riusciva a prendere sonno, o se semplicemente si sentiva un po’ solo e aveva voglia di farsi una passeggiata, di fare un salto fuori a vedere le stelle e a camminare per quelle che forse sono state anche le vie della sua giovinezza. Per un attimo ho avuto la tentazione di fermarmi e di chiedergli se voleva un passaggio, magari era stanco e uno strappo fino a casa l’avrebbe gradito, ma poi ho pensato che se era lì in quel momento, così insolito per una passeggiata, lo era anche per un preciso motivo e non ho voluto disturbare i suoi pensieri.

L’unica cosa che ho desiderato davvero è che a casa ci fosse qualcuno ad aspettarlo, per fargli compagnia al suo ritorno.