Oscar Pistorius ce l’ha fatta. La sua battaglia per poter partecipare alle Olimpiadi è finita con il parare positivo odierno del Tas. Il Tribunale sportivo «ha deciso che al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall’uso delle protesi» denominate “Cheetah”. «Di conseguenza -prosegue la federazione internazionale- gli ha concesso di gareggiare».
Immagino che la vita di Pistorius non sia stata affatto facile e sono contento che la sentenza del tribunale sportivo gli permetta gareggiare alle Olimpiadi. Penso che la sua battaglia sia positiva e immagino che la sua vicenda poterà una ventata di consapevolezza riguardo alcuni aspetti dello sport spesso ignorati (il rapporto fra i diversamente abili e le discipline sportive, le difficoltà di chi non può dirsi “normodotato”, la tenacia eroica di questi atleti, che vivono una vita in salita e dunque spremono il cuore e ogni singolo muscolo per raggiungere i propri obiettivi).
Spero tuttavia di non rovinare la festa se esprimo qualche perplessità: supponiamo davvero che le sue protesi non siano portatrici di vantaggi significativi e non gli garantiscano maggiore elasticità e reattività (se invece così fosse trovo che non sarebbe giusto ammeterlo alle gare, visto che nello sport tutti devono avere le stesse possibilità… altrimenti è semplicemente una gara truccata). Per averle ottenute, Pistorius avrà avuto la fortuna (meritata, senz’altro) di aver incontrato chi gliele ha progettate, ma soprattutto di aver avuto i mezzi economici per potersele permettere. Ecco un altro elemento di disparità rispetto a chi magari, con mezzi più artigianali e improvvisati e non avendo la fortuna di Pistorius, non può far altro che partecipare alle paralimpiadi (delle quali nessuno purtroppo si interessa veramente). Se a tal proposito non vengono istituiti dei regolamenti ad hoc chi è dotato della protesi migliore (e quindi più costosa) è effettivamente avvantaggiato ma ahimé i 400m non sono – per dire – come la moto GP, dove la migliore o peggiore progettazione delle moto è un parametro che in maniera lecita e regolamentata fa la differenza fra la vittoria e la sconfitta (è a questo che servono le classifiche dei costruttori).
Ripeto, sono contento che Pistorius possa realizzare il suo sogno. Se vediamo la sua partecipazione a Pechino come un traguardo per tutti coloro che non possono dirsi normodotati, e in questo caso Pistorius si pone come loro “paladino” e insigne rappresentante, non c’è che da rallegrarsi. Se però questa ammissione costituisse un precedente e in futuro legittimasse alcune disparità notevoli, non sarei altrettanto contento, anche e soprattutto per tutti gli altri disabili altrettanto eroici (non c’è termine migliore per descriverli) ma con minori possibilità e per questo completamente ignorati dai media, nonché dagli sponsors.



