Qualche giorno fa sono andato alla scuola di musica dove sono cresciuto, come persona e musicalmente. Nulla di eccezionale: in realtà alla scuolina (d’ora in poi in questo post la chiamerò così) mi reco spessissimo, per fare lezione, fare le prove o suonare in orchestra. Tuttavia, dicevo, l’altro giorno vi sono andato, diversamente dal solito, per far visita a un caro amico che ora là insegna al posto di quello che un tempo fu il mio professore.
Mi sono ricordato di tantissimi episodi risalenti a quando andavo alle lezioni della mia infanzia. Anzitutto il fatto che, quando in aula entra il direttore, la lezione è matematicamente finita… è un tale chiacchierone! Inizia a raccontarti un aneddoto dietro l’altro e potrebbe andare avanti per ore: ascoltarlo, però, fa sempre piacere. Poi mi sono tornate in mente tutte le discussioni con i genitori, che tornavano a prendere i propri figli e avevano sempre da ridire sugli orari, una volta perché la lezione era troppo presto, un’altra volta perché era troppo tardi, un’altra volta ancora perché c’era sovrapposizione con altri impegni, ed era sempre difficilissimo far quadrare la situazione. Quante cose ho ritrovato… L’odore caratteristico dell’aula 6, il tran-tran per i saggi, il telefono che squilla continuamente in segreteria e non si sa mai bene se qualcuno sta andando a rispondere o se squilla a vuoto, la fotocopiatrice che non funziona…
Scusatemi, ma oggi sono malinconico!


