Il nuovo volto del potere (D’Avanzo)

Interessante articolo di Giuseppe d’Avanzo. Notevole l’ultima parte:

“Siamo solo all’interludio perché il colpo finale, la menzogna usata come manganello punitivo, viene riservato alla prima e più autorevole testimone dell’instabilità psicofisica del premier e dei suoi giorni con le minorenni: Veronica Lario. Daniela Santanché (non è un’amica della Lario, non frequenta la villa di Macherio) svela a Libero che “Veronica ha un compagno”. E, se “Veronica ha un compagno”, come possono essere attendibili i suoi rilievi al marito? Il cerchio ora è chiuso. Il pestaggio menzognero è completo, anche se non concluso. Ciascuno ha cominciato ad avere quel che si merita. 

Questo spettacolo nero ha il suo significato politico. Berlusconi vuole insegnarci che, al di fuori della sua verità, non ce ne può essere un’altra. Vuole ricordarci che la memoria individuale e collettiva è a suo appannaggio, una sua proprietà, manipolabile a piacere. Si scorge nella “crisi di Casoria” un uso della menzogna come funzione distruttiva del potere che scongiura l’irruzione del reale e oscura i fatti. Si misura l’impiego dei media sotto controllo diretto o indiretto del premier come fabbrica di menzogne punitive di chi non si conforma (riflettano tutti coloro che ripetono che ormai il conflitto d’interesse è stato “assorbito” dal Paese). E’ il nuovo volto, finora nascosto, di un potere spietato. E’ il paradigma di una macchina politica che intimorisce. C’è ancora qualcuno che può pensare che questa sia la trama di un gossip e non la storia di un abuso di potere continuato, ora anche violento, e quindi una questione che scrolla la nostra democrazia?”

Superpoteri

Se mi chiedessero quali superpoteri vorrei avere risponderei sicuramente elencando quelli più banali e scontati (teletrasporto? Viaggiare nel tempo?), ma includerei anche un potere “minore” e molto meno spettacolare: un sesto senso che mi permetta di percepire, con qualche minuto d’anticipo, il fatto che stia per accadere qualcosa di importante e significativo per la mia vita, ad esempio l’incontrare una persona che entrerà a far parte delle mie giornate, il fare una scelta importante e carica di conseguenze, il sentirsi dire qualcosa che improvvisamente farà vedere il mondo sotto una diversa luce. Insomma, le tipiche scene alla Eveline. Magari non così incisive, importanti e definitive: mi accontenterei anche di cose più semplici e banali (in effetti non è la magnitudine dell’evento in sé a spaventarmi: piuttosto è il non godermelo abbastanza, l’essere preso alla sprovvista. C’è sicuramente chi dirà che questo è “il bello” ma, ahimè, non sono d’accordo). Tale sesto senso potrebbe avvertirmi nei modi più disparati: facendomi percepire un campanello invisibile, provocandomi prurito al naso, o magari (questo è molto cinematografico) facendomi vedere in bianco e nero la scena, come in un film o in una foto modificati ad arte. Eh sì, mi piacerebbe tanto: mi preparerei a godere della situazione, a memorizzare e interiorizzare ogni voce dialogo rumore odore sensazione profumo rumore scena immagine percezione o emozione. Drizzerei le antenne. Oppure potrei giocare a indovinare cosa sta succedendo di così importante: se sarà lo stringere la mano a un nuovo amico, qualcosa che dirò o sentirò, una scelta, un’esclamazione, una canzone, una delusione, un libro, un sorriso, uno spartito, una firma, una foto, uno schiaffo, un sussurro, una carezza o un bacio.

Questo è un…

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Gipi(By Gipi, geniale come sempre)

Il tototopa!

(by galahad87)

Il commento di un sapientone

Ecco il commento che ieri sera ho sentito fare a un tipo:

“Bellissimo concerto, maestro, mi è piaciuto molto. Sa però cosa sarebbe bello fare? Il Bolero di Ravel. Ci vuole un’orchestra grande? No, non è vero. Eh, vabbé, allora si potrebbe fare qualche Ouverture di Rossini, o la Primavera di Vivaldi. Sa, mi permetto di darle un consiglio, secondo me questi autori stranieri come Beethoven, Bach, Kopìn*, non piacciono. Pinipì, gnegnegné, due paaalleee… La gente non li capisce. No, no, qui bisogna fare autori italiani, un’ouverture di Rossini, Vivaldi, altro che Kopìn, che è una palla. Autori i-ta-lia-ni. Comunque complimenti, maestro!”

* Chopin.

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Il nuovo arrivato

Vignetta tratta da "The Ottawa Citizen"

Vignetta tratta da "The Ottawa Citizen"

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Delusione Salgàri

La copertina dell'edizione originale (1909)

La copertina dell'edizione originale (1909)

Sono quasi al termine di questo tomo di circa 700 pagine, cosicché mi sento in grado di poter dare il mio personalissimo (e opinabile) giudizio complessivo; purtroppo non mi ha molto soddisfatto come lettura, per vari motivi: anzitutto mi aspettavo molto di più, perché immaginavo questo fosse uno di quei romanzi appassionanti in grado di tenerti incollato alla pagina per ore e ore, mentre invece è pieno zeppo di dialoghi un po’ monotoni. Sia ben chiaro che non c’è niente di male nei dialoghi, se sono ben fatti: il problema è che quelli di questo libro non lo sono affatto, visto che il 40% del tempo viene impiegato dai due protagonisti (Piccolo Flocco e Testa di Pietra) nel dire quanto sono fighi, intelligenti, lesti, bravi, integerrimi, astuti, forti, resistenti, etc… i Bretoni di Batz o di Poulguen. All’inizio può risultare una trovata simpatica e anche abbastanza caratterizzante, ma alla lunga stanca… I personaggi sono delle macchiette, tutti perfettamente e immancabilmente virtuosi, abili, coraggiosi, integerrimi: mai, in settecento pagine, uno di loro tentenna, ha qualche dubbio o semplicemente soffre per qualcosa. Sono piuttosto sempre dietro a ridere, scherzare o a fare goliardate, per non parlare di quant’è ridicolo Testa di Pietra quando si commuove (la commozione dura a malapena una riga e mezzo ed è sempre per motivi assolutamente futili: *Dopo una scazzottata* “Oh, mi sgorga una lacrima nel pensare al non soddisfatto amore fra Mary di Wentwort e il baronetto sir McLellan!” *fine della commozione*).
A rileggere questa mia recensione mi accorgo che fino ad ora sono stato particolarmente cattivo; non tutto è in fin dei conti da buttare: l’ambientazione storica è interessante (siamo ai tempi della conquista dell’indipendenza da parte dei neo-nati Stati Uniti) e se sorvoliamo sui dialoghi “superflui” le avventure di questi corsari sono abbastanza gradevoli, anche se alcune situazioni si ripetono più e più volte in maniera analoga (qualcuno mi spiega perché in questo libro il mare non può mai essere calmo? Cinque volte su sei è in tempesta! Sarà mai possibile?). Tra i tre racconti il primo è il più caruccio (preso singolarmente meriterebbe anche 3 stelline su 4), il secondo consiste sostanzialmente una successione di naufragi (piuttosto insulso l’arrivo dei protagonisti su una nave da carico piena di animali selvatici e senza neanche un uomo a bordo), mentre nel terzo almeno compaiono gli indiani a movimentare la scena.
Questo trittico di avventure, insomma, non mi ha esageratamente sconfinferato… Probabilmente, vista la popolarità di Salgari, i cicli dei Pirati della Malesia o dei Corsari delle Antille meritano qualcosina in più di questo “I corsari delle Bermude” che, a mio parere, non va oltre un 2/4 stretto stretto.

Silly Olympics

La terra trema e le coscienze pure

Gli orribili eventi accaduti negli ultimi giorni sono destinati a lasciare un segno profondo nei nostri ricordi. Quanto è avvenuto è così drammatico che non si può far altro se non rimanere attoniti e inebetiti. Non mi dilungherò su questo aspetto perché molto è già stato detto, ma spendo volentieri due parole per dire cosa non mi è piaciuto per nulla in tutto ciò (tralasciando le cose ovvie cioè la catastrofe stessa, che è terribile in sé e per sé).

Non mi è piaciuto il modo col quale i media hanno dato la notizia: provo repulsione nel vedere come alcuni telegiornali si sono ostinati a strumentalizzare il dolore di migliaia di persone con servizi montati “ad arte”. Mi riferisco ai tipici montaggi di uno o due minuti costruiti secondo i criteri della TV del dolore, con la musica commovente in sottofondo e lo speaker che a voce calma e mesta recita, come su un palco, parole messe lì insieme per commuovere (periodi brevi, cadenza come quella dei testi delle canzoni, pseudo-drammaticità, etc…). Non ho avuto il coraggio di vedere cosa possa aver fatto $tudio Aperto, per l’occasione: mi è bastato il melodramma del TG2 e lo schifosissimo e riprovevole comunicato del TG1, subito pronto a bullarsi per “gli ascolti record” (dei quali, peraltro, non frega un c…o a nessuno, se non a quelli del TG1, appunto). Eventi del genere dovrebbero essere trattati sì in maniera approfondita, puntuale e veritiera, ma con una certa sobrietà.

Provo orrore per quelli che hanno fatto o faranno sciacallaggio su quel poco che rimane all’interno delle case crollate e non. Un atto del genere è doppiamente odioso perché viene commesso su chi già sta soffrendo per la perdita dei propri cari e della propria casa. C’è persino chi si è finto sfollato per ricevere ospitalità gratis, approfittando della generosità di chi credeva di aiutarli e sottraendo un posto a chi ne avrebbe davvero avuto bisogno: spero siano stati beccati (a mio parere sarebbe una cosa “simpatica” costringerli a pagare una bella sommetta per la ricostruzione, così, come indennizzo!).

Mi lascia sgomento il comportamento di chi ha provocato il falso allarme a Teramo, scatenando il panico nella città (con conseguente e inutile sgombro dell’Ospedale) e seminando terrore ingiustificato.

Provo fastidio per tutta la “finta solidarietà” che serpeggia su Facebook: non si può far di tutta l’erba un fascio, ma se si vanno a guardare certi gruppi non si può fare a meno di pensare che chi si iscrive lo faccia più per pubblicizzare il proprio cordoglio che per un sincera vicinanza. Chiaramente ci sarà anche chi è sinceramente contrito, ma il dubbio è che – per i più – l’attenzione alla tragedia duri poco meno di mezzo secondo, quanto basta per cliccare su “iscriviti a questo gruppo” (dopodiché si passa a fare altro). Se si vuole essere d’aiuto sarebbe meglio fare qualcosa di concreto, anche solo inviare un euro con un SMS. Questo atto, anche se molto modesto, vale da solo più di cento iscrizioni a qualsivoglia gruppo (stranamente persino i gruppi di Facebook vengono accuratamente strutturati per fare del sensazionalismo, un po’ come fa la TV. Mi viene da pensare che più uno strumento diventa di massa e più si deteriori): la vicinanza agli Abruzzesi non meriterebbe forse ben più di un banale e scontato gruppo su FB?

Non capisco poi perché il Papa non possa andarci ora, in Abruzzo, invece che chissà quando. A maggior ragione perché è Pasqua.

Mi fa orrore vedere schiere di politici, anche loro pronti a sciacallare voti in Abruzzo in vista delle Europee. Credo che la vicinanza da parte del mondo politico si possa quantificare prendendo come metro di misura la pubblicità che ne viene fatta : più la visita di un politico viene esaltata e più viene il sospetto che sia una manovra pubblicitaria piuttosto che altro. Al solito, i veri benefattori sono quelli che si muovono con discrezione, perché questo significa che agiscono in maniera disinteressata e sincera (anche per questo trovo assurdi i gruppi di Facebook).

Infine so già che rimarrò dispiaciuto perché a un certo punto… “le telecamere e i microfoni andranno via. Perché tutto sarà stato detto. E allora comincerà una  e llunga e penosa lotta quotidiana, la prova più dolorosa per le vittime. Dopo il trauma, l’indifferenza della vita quotidiana: ognuno dovrà costruire da solo la sua vita e la sua casa, combattendo con la burocrazia. Con ferite aperte che il tempo non sempre potrà rimarginare. Ma questa sarà una prova personale, qualcosa che non potrà essere raccontato né mostrato. Così le telecamere se ne andranno e a poco a poco altri terremoti invisibili e insospettati provocheranno crepe di altro genere all’interno degli uomini”(*).

(*) Eric Valmir, Radio France, Francia

I 36 stratagemmi

Copertina del libro

Copertina del libro

Un saggio senza dubbio evocativo: l’intento è quello di illustrare i 36 stratagemmi, ovvero una “summa” della tattica bellica orientale che, a detta dell’autore, “aiuta a trionfare in ogni campo della vita quotidiana”. Il libro è infatti diviso in 36 capitoli strutturati in: introduzione (che comprende la citazione dello stratagemma nonché un “commento” e una “spiegazione” in versi o in prosa tratti da altre opere della filosofia orientale), commento dell’autore (di circa un paio di pagine, in cui si interpreta lo stratagemma con più dettaglio acciocché il lettore occidentale possa comprenderlo meglio) e un’illustrazione storica (che racconta un episodio bellico della storia della Cina in cui è stato perfettamente applicato lo stratagemma in questione).

Senza dubbio le illustrazioni storiche sono la cosa più intrigante e interessante del libro: vengono raccontate brillantemente, soffermandosi sui risvolti più sottili d’applicazione degli stratagemmi e sul profilo psicologico di condottieri di cui gli occidentali sanno pochissimo se non nulla. Al lettore viene quasi da insospettirsi perché sembrano scene tratte da un film, in cui i piani le strategie funzionano sempre e i “buoni” ineluttabilmente vincono come nelle sceneggiature hollywoodiane.

Una cosa è certa: questi stratagemmi sono una buona occasione per riflettere ma escludo che possano essere applicati in ogni campo della vita quotidiana. Certo, la loro completezza e universalità non è difficile da dimostrare in quanto per ogni stratagemma esiste anche il suo contrario o opposto (secondo la filosofia yin-yang) e quindi viene giocoforza coperta tutta la possibile casistica (con la raccomandazione che sta al saggio applicare lo stratagemma giusto al momento giusto, ma grazie al piffero!!); questo però non significa che gli stratagemmi siano applicabili nella vita di tutti i giorni: in definitiva si tratta di tecniche offensive atte a sbaragliare, confondere, intimorire, ingannare, sconfiggere un nemico e non viene neanche presa in considerazione un’ipotesi di fratellanza, collaborazione e/o amicizia; ok, ok, sono stratagemmi bellici, ma la vita non è mica una guerra continua!! Per il costo non eccessivo (10€) può valere la pena di leggere questo libro.

Per leggere l’elenco dei 36 stratagemmi e farsi un’idea: clicca qua.

Her morning elegance

Che cos’è la vita?

Erwin Schrodinger (1887-1961)

Che cos’è la vita” è un bellissimo libro scritto negli anni ‘40 a partire dalle lezioni che il grande fisico E. Schrödinger ha tenuto al Trinity College (la traduzione è di Mario Ageno, fisico italiano dei quegli anni). Leggerlo fa una strana impressione: al tempo non era ancora stato scoperto il DNA, ma Schrödinger vi allude con frasi che sorprendono per l’intuizione straordinaria che rappresentano. L’intero discorso si snoda attorno all’ipotesi che, all’interno dei cromosomi e dei geni, vi sia un “codice” (!!) formato da una sequenza di elementi isometrici e da una struttura, che l’autore chiama “cristallo aperiodico”, i cui atomi sono talmente numerosi da permettere un numero infinito di combinazioni. Il tutto si intreccia con la teoria dei quanti: tramite essa, Schrödinger vuole dimostrare che questo cristallo è abbastanza “solido” da non essere influenzato dai moti di agitazione termica, cosicché le mutazioni si caratterizzano come un evento sufficientemente raro da non essere patologico (per avere successo, si dice nel testo, le mutazioni non devono essere troppo frequenti, altrimenti il gene mutato non avrebbe tempo per diffondersi e – anzi – si creerebbero dei danni alla specie). A questo punto ci si potrebbe spaventare: quante formule avrà utilizzato Schrödinger per questa sua dimostrazione che incrocia teorie avanzate di fisica e biologia? La risposta è: due di numero, peraltro non “obbligatorie” da afferrare e messe lì solo come complemento. Interessantissimo poi il monito che lancia contro l’esposizione ai raggi X, che sono sufficientemente energetici da alterare il “cristallo” e generare mutazioni in numero sufficiente da essere dannose.

L’ultima parte del libro fa infine notare una cosa affascinante: se l’entropia è un’unità di misura del disordine/omogeneità (o dell’ordine/disomogeneità, se cambiata di segno), gli esseri viventi sono entità a bassissima entropia: cosa c’è di più morto di un inerte blocco di materia in cui la densità, temperatura ed energia si è uniformata in tutti i suoi punti (= massima omogeneità = massima entropia)? Piuttosto, un essere vivo deve tenere ben distinte e ordinate le sue parti, così come il cristallo aperiodico, per poter essere fondamento della vita, deve necessariamente costituire una delle strutture a più bassa entropia dell’intero universo. L’aumento dell’entropia è però un fenomeno inevitabile, al quale i viventi si oppongono nutrendosi di cibo, cioè di entropia negativa.

A chi volesse leggere questo libro dico di perseverare: l’inizio inganna, il meglio viene dopo! Inoltre consiglio di armarsi di matita per poter sottolineare le parti salienti e tornare ogni tanto indietro a rileggerle, cosa obbligatoria per i saggi molto densi, con così tanto da scoprire in così poche pagine.